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Ex Reggiane, lo spacciatore ingoia le dosi

Ex Reggiane, lo spacciatore ingoia le dosi

Ennesimo blitz antidroga nello stabilimento dismesso: il 40enne cerca di far sparire l’eroina

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REGGIO EMILIA. Ancora un’inchiesta antidroga che finisce nei meandri delle ex Officine Reggiane che non sono solo un’area altamente degradata rifugio di senzatetto, ma – viste le inchieste che si accavallano – sono diventate una base non indifferente dello spaccio di stupefacenti.

Stavolta le indagini sono dei carabinieri e sono culminate – sabato – nell’arresto del tunisino 40enne Kalid Issaoui, ben conosciuto dagli investigatori per i precedenti penali che ha già sulle spalle.

I militari hanno deciso d’intervenire quando all’esterno delle ex Officine Reggiane hanno avuto la conferma – da un acquirente – che nei padiglioni abbandonati c’è chi vende eroina. E in effetti una volta dentro, i carabinieri sentono delle voci che tradiscono un mercanteggiamento. Ed è seguendo quelle voci che arrivano al punto in cui si trova Issaoui. Il nordafricano, alla vista dei militari, ha una reazione e cerca non solo di fuggire, ma anche di disfarsi di “qualcosa” (che lascia cadere in un vano). Ma fa anche di più, cioè ingoia dei piccoli involucri, perché vuole beffare i controlli. Ma tutte queste “mosse” non sfuggono agli investigatori che poi riescono a ricostruire quanto stava avvenendo nel capannone abbandonato. Quanto ingoiato sono degli involucri termosaldati contenenti eroina, inoltre viene recuperato un taglierino, dei ritagli, due telefonini e 40 euro in contanti ritenuti provento dello spaccio. Complessivamente sono 7 grammi di eroina. Ma nel movimentato arresto del tunisino c’è anche spazio per un faccia a faccia un po’ troppo energico con un carabiniere, da qui anche l’accusa per il 40enne di resistenza a pubblico ufficiale. Due accuse che aprono le porte del carcere per il nordafricano. Domani Issaoui – che è difeso dall’avvocato Federico Bertani – sarà sentito dal gip Antonella Pini Bentivoglio nell’ambito dell’udienza di convalida dell’arresto. Insomma, da cuore produttivo della città – ruolo che ha ricoperto fino agli anni Cinquanta – quegli stabilimenti dismessi sono ora ambienti in cui si muovono gli spacciatori. Poi c’è il discorso ricorrente sull’eroina. Negli ultimi tempi, infatti, gli inquirenti hanno lanciato l'allarme per un ritorno prepotente sul mercato dell'eroina, ma non più per l'assunzione tramite un'iniezione (il tristemente noto "buco" o "pera" che negli anni Settanta-Ottanta ha fatto stragi di giovani), bensì "sniffata" o fumata sotto forma di polvere, oppure bruciata su una lastra per inalarne i fumi. Queste modalità d'assunzione sono scelte per evitare i rischi di infezione legati alle iniezioni, ma anche nell'errata convinzione che conducano meno facilmente alla dipendenza dalla sostanza.(t.s.)

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