«Il Cpia è per tanti la seconda chance»
Sono 1.700 gli stranieri alla scuola per adulti di via Turri In 70 per le Medie. Il preside: «Aumentati con la crisi»
REGGIO EMILIA. La campanella suona, gli studenti arrivano in classe. La scuola, però, non è una qualunque: siamo in uno degli stabili di via Turri 69, vista ferrovia. Nel cuore più multietnico della città; nel quartiere dove l'integrazione, e la convivenza, sono una sfida quotidiana. Qui, in mezzo a uffici e servizi c'è il Cpia, il Centro Provinciale per l'istruzione degli adulti. Una scuola, a tutti gli effetti: sette le aule in funzione. La seconda occasione, per molte persone che hanno dovuto abbondare gli studi dell’obbligo, senza conseguire quella che un tempo si chiamava “licenza media”. Un centro di istruzione che, nei prossimi mesi, subirà anche un progetto di riforma: non sarà più collegato alla Pertini 2, ma avrà una propria autonomia e mantenendo le sedi dislocate in provincia si dividerà in due, Cpia Reggio Nord e Reggio Sud. Il cuore, però, resterà lo stesso: sostenere uomini e donne che hanno voglia, e bisogno, di rimettersi in gioco.
SCUOLE MEDIE. «L'istruzione secondaria primaria, quelle che un tempo chiamavano scuole medie, assomiglia molto a un percorso ordinario: 15/18 ore settimanali. Attualmente, gli utenti sono 70, divisi in due consigli di classe, abbastanza eterogenei. Quando una persona si rivolge a noi, vogliamo capire da dove parte per costruire insieme un percorso».
Così il dirigente scolastico, Daniele Cottafavi, racconta come avviene la didattica e come soprattutto si può aiutare un adulto a tornare a sedersi dietro a un banco. A vivere in maniera positiva quella seconda possibilità che, talvolta per necessità talvolta per convinzione, ha deciso di regalarsi. «Chi viene da noi magari è una mamma, anche italiana, che ha voglia di recuperare un percorso lasciato a metà ora che si accorge che non riesce ad aiutare i figli a fare i compiti - spiega - Ma ci sono anche altre storie: uomini che hanno perso il lavoro, per colpa della crisi, e che hanno bisogno di rimettersi in gioco. E partono da qui». Ecco perché molta attenzione viene riservata a materie e temi come l'educazione civica, la conoscenza della Costituzione, la comprensione di un testo, la lettura di articoli dei giornali. «Ci dicono – sottolinea Cottafavi – che non vogliono farsi fregare quando hanno a che fare con le carte».
«Il nostro fiore all'occhiello è l'accoglienza: vi dedichiamo due ore settimanali e durante l'anno è aperto uno sportello per chi ha bisogno di parlare. E' una forma di tutoraggio, uno spazio di riferimento. Per molti questa scuola diventa una prima casa, in situazioni di precarietà. Qui si crea il gruppo, si fanno amicizie. E' un po' un Expo: i padiglioni sono loro, sono portatori di grande ricchezza, regalano tante emozioni» spiega Anna Fontanesi, una delle docenti.
Da qui, può partire anche l’approdo alle scuole superiori, con le serali però gestite da ciascun istituto.
A LEZIONE DI ITALIANO. L’altro percorso, all’interno del Cpia, è l'alfabetizzazione per stranieri. Una “scuola” la cui frequenza, grazie all’obbligo per chi chiede il permesso di soggiorno di conoscere l’italiano almeno a livello A2, è fortemente cresciuta negli ultimi anni. «Ci sono 1.700 studenti, di almeno 70-80 nazioni. Il test della prefettura viene eseguito qui. Prima ci sono i corsi per poterlo affrontare. Passano sei mesi dalla richiesta prima di effettuare il test, in quel periodo frequentano i moduli: blocchi da due ore ogni giorno, sei ore alla settimana, tre volte alla settimana» spiega il preside. Il quale sottolinea come gli orari cerchino di venire incontro alle esigenze, lavorative e famigliari, di ciascuno. «L'obiettivo - spiega - è personalizzare». E allora, ci sono orari che vanno meglio per chi fa i turni, per chi ha i bambini a scuola al mattino e può assentarsi da casa, il mercoledì per le badanti che normalmente in quella giornata sono libere dal servizio. «Il dato forte è che da quanto l'alfabetizzazione è obbligatoria, molte più donne sono venute da noi. Prima, non erano stimolate a farlo» sottolinea il dirigente scolastico. Parte anche da qui l’integrazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
