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IL FUTURO DI REGGIO

Fiere, cooperazione, acqua pubblica: classe dirigente cercasi

Massimo Sesena
Fiere, cooperazione, acqua pubblica: classe dirigente cercasi

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Reggio Emilia ha un problema con le Fiere. E un problema con il sistema cooperativo che vive una crisi senza precedenti. E forse Reggio sta persino per fare i conti con  un problema sulla futura gestione del servizio idrico.
Tre problemi di una città, tre istantanee che hanno alcuni tratti comuni. Il primo che balza agli occhi è di ordine temporale.

Nessuna delle tre grane nasce oggi: nè la crisi dell'ente fieristico, nè il crollo, uno dopo l'altro dei colossi cooperativi. E nemmeno la discussione sull'acqua pubblica è esattamente dell'altro ieri.
Di oggi sono invece le mosse della classe dirigente di questa città.

Per quanto riguarda la crisi della cooperazione, la gravità di questa Caporetto ha imposto in qualche modo un ricambio generazionale ai vertici che deve continuare, assieme - azzardiamo - a una operazione-verità che invece è soltanto agli inizi. "Cazzata storica": così ha definito Luca Vecchi l'operazione "Parco Ottavi" che ha fatto affondare la Cmr (ma non i suoi Schettino) e ha costretto Luca Bosi a sporcarsi le mani per salvare il salvabile.

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Meno drammatica, ma ugualmente complessa la partita sull'acqua pubblica. E' il 2011 quando un plebiscito investe l'Italia intimando alla politica di ripubblicizzare l'Acqua. A Reggio più che altrove il risultato è eclatante. Perché vi concorrono tutti: cittadini, associazioni, sindacati partiti.

Vince l'Acqua Pubblica e inizia il percorso per mettere in atto i desiderata del Popolo, che non era così esplicito dai tempi dei referenda su aborto e divorzio. Ma tant'è: oggi siamo alla vigilia dell'ultima campana e un'altra nave rischia d'arenarsi.

Al timone non c'è uno Schettino, piuttosto un politico giovane che pare deciso a portare fino in fondo questa battaglia giusta. Il problema è che forse i conti non tornano più. E i sindaci - per usare un eufemismo - sono preoccupati. Forse anche in questo caso, servirebbe un'operazione verità. Che non può che essere in capo alla classe dirigente - in questo caso politica - della città.

Assai più paradigmatica è tuttavia la narrazione della vicenda fiere, con la cronaca di questi giorni.
Dopo mesi di assoluto silenzio, il futuro delle fiere, già in concordato preventivo dal 2012 (e traballanti già da molto prima) è tornato a riempire le pagine dei giornali. Merito di Donatella Prampolini che ha raccolto gli accorati appelli del Comitato "Reggio Emilia fiere", nato poche settimane prima, per difendere gli interessi di alcuni espositori storici di via Filangieri e di qualche altro stakeholder del sistema, invero boccheggiante da tempo.

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Ma è andata davvero così? Pare che la sera in cui il direttivo di Confcommercio ha dato mandato alla Prampolini dii percorrere ogni strada possibile per salvare quantomeno il ramo eventi delle Fiere, peraltro già oggetto di una sorta di "scorporo" , la presidente sia stata in qualche modo "costretta" a farlo.

Dai rappresentanti degli albergatori che gravitano attorno a Mancasale, preoccupati dall'eventualità di perdere la più importante fonte di business. Un input - quello ricevuto dalla Prampolini - che è anche un atto d'accusa: cosa aveva fatto, fino a quel momento, per la causa delle fiene, Donatella Prampolini?

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Domanda retorica e anche un po' ingenerosa verso l'ex candidata a sindaco con la sua creatura glamour, la lista Magenta. Domanda ingenerosa perché potrebbe essere rivolta oggi a una buona fetta di quella che le convenzioni linguistiche ci costringono a chiamare "classe dirigente".

A tutti coloro che per esempio si sono affrettati a sostenere l'afflato salvifico della Prampolini nei confronti di quello che è - agli occhi di chiunque voglia vedere - un caso chiuso. O piuttosto, un ottimo caso per l'Istituto vendite giudiziarie. Sindacati, Associazioni di categoria, persino una parte dellla politica. Dove erano quando i libri dell'ente a partecipazione pubblica finivano in tribunale?

Dall'enfasi con cui - tutti, quasi a comando - oggi fanno il tifo senza accorgersi che la partita è finita, sembra davvero che abbiano vissuto altrove. È vero: Reggio Emilia ha un problema. La sua classe dirigente.
 

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