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Matteo, il genio della matematica sui banchi del d’Arzo

di Alice Monelli
Matteo, il genio della matematica sui banchi del d’Arzo

Montecchio: intervista allo studente che stupisce tutti «Amo la materia, la mia passione: le gare? Sono un gioco»

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MONTECCHIO. Essere un genio della matematica può essere considerato un gioco. Matteo Ferrari, 18 anni, è uno studente della quinta A liceo dell’Istituto d’Arzo che si può realmente considerare un prodigio della matematica. E'  un ragazzo a cui piace la musica, e quando ne ha la possibilità passa il suo tempo a suonare la batteria e la chitarra. Il talento di Matteo è però la matematica, infatti in questo anno scolastico ha conseguito una marea di successi: primo posto ai Giochi di Archimede (27 novembre 2014), secondo posto alla Gara di primo livello di Fisica (11 dicembre 2014), primo posto nella fase provinciale dei Campionati studenteschi dei giochi di Logica (28 gennaio 2015), medaglia d’argento alla Gara di secondo livello di Fisica (13 febbraio 2015), primo posto alle Gare provinciali di selezione delle Olimpiadi di Matematica (19 febbraio 2015), primo alla fase provinciale dei Campionati internazionali dei giochi matematici dell’università Bocconi di Milano (21 marzo 2015). E ancora: secondo posto nella finale nazionale dei Campionati studenteschi dei giochi di Logica (11 aprile 2015), primo posto al Progetto Corda dell’Università di Parma (18 aprile 2015) e, infine, medaglia di bronzo alle Olimpiadi nazionali della Matematica (dal 7 al 10 maggio 2015).

Che effetto fa essere considerato un genio della matematica a soli 18 anni, non solo a scuola, ma anche a livello nazionale?

«No, non sono un genio, ho solo avuto la possibilità di partecipare a giochi in cui sono stato affiancato da persone molto brave, forse, anzi sicuramente, migliori di me. Potrei essere considerato un “genio” a livello provinciale, ma in Italia sono come molti altri».

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Come e quando ha capito che la matematica costituiva un punto di forza geniale?

«Beh diciamo che l’incontro con la matematica è stato puramente casuale, perché quando frequentavo la seconda media mio padre mi aveva invitato a partecipare a una gara che si sarebbe svolta al liceo Spallanzani. Non sapendo di cosa si trattasse ho accettato la sfida e dopo aver svolto la prova per la quale non avevo seguito alcun genere di preparazione mi sono classificato al secondo posto. Successivamente ho partecipato alle gare che proponeva l’università Bocconi e con le superiori ho avuto la possibilità di partecipare ad altre manifestazioni di questo genere. Quest’anno ho avuto modo di scoprire anche le Olimpiadi di Fisica e i Campionati di Logica nei quali ho ottenuto buonissimi risultati».

Quindi, Matteo, crede che la matematica sia “un qualcosa” che possa andare oltre alla pura applicazione di una regola meccanica?

«Sì, la matematica è un gioco».

Un gioco? Cioè, come può una materia spesso così difficile da comprendere essere vista come un gioco?

«La matematica è, per me, soprattutto una passione: studiarla è un divertimento, di conseguenza è un bellissimo gioco che nel momento in cui ti entra in testa non ti abbandona più. Ad esempio, nei corsi preparatori alle gare vengono insegnate delle regole, che non sono teoriche come quelle che si studiano a scuola, anzi, vanno molto oltre, quasi fossero un’altra realtà. Infatti, sono tecniche, o meglio tattiche, per fare meglio dei calcoli ad esempio o per saper risolvere velocemente un problema. Ovviamente il gioco si può assaporare e capire solo se si ha una dote naturale, perché con un semplice studio spesso non si capiscono i vari schemi di gioco, però è anche vero che sforzarsi per capirli e successivamente afferrarli dà molta soddisfazione».

Quindi crede che la matematica possa definirsi una nuova realtà che va oltre la dimensione scolastica?

«Sì. Ovviamente le basi servono ma, con le sole basi, non riesci a muoverti oltre».

Perché ha scelto di fare questi giochi tra cui varie tipologie di Olimpiadi? La sua partecipazione è stata finalizzata alla vittoria o perché li ha letti come una semplice sfida con lei stesso?

«E’ tutto molto relativo, perché dipende dai giochi. In alcuni, ad esempio, in cui gli argomenti sono limitati e da tutti sono conosciuti, per vincere non si devono commettere errori di distrazione e conta la velocità; mentre in altri contesti come le Olimpiadi, a cui partecipano ragazzi molto più bravi di me, l’obiettivo è quello di riuscire a conseguire un risultato “accettabile”».

Secondo lei la matematica costituisce, non solo una sua indole naturale, ma anche una futura realtà in cui specializzarsi in futuro?

«Sì, certo. Dopo che avrò preso la maturità mi iscriverò alla facoltà di Matematica dell’università di Parma. Il fatto che la matematica sia una scienza applicabile al mondo che ci circonda mi è stato confermato nel momento in cui ho frequentato alcuni stage all’università l’estate scorsa, i quali si sono rivelati decisivi nel compiere la scelta per il mio futuro. Infatti studiando matematica, non solo potrei diventare un professore ma, soprattutto, mi offre la possibilità di poter ampliare i miei sbocchi lavorativi a una realtà molto ampia».

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