Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggia di Rivalta, il sogno del borgo a cinque stelle di Tecton

Paolo Cagnan
Reggia di Rivalta, il sogno del borgo a cinque stelle di Tecton

Il progetto di restaurare l’antica Corte Rurale “ucciso” dalla crisi. Risultato, il cantiere è ormai abbandonato da anni

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. C'é una bella differenza, tra un rendering sfavillante e un cantiere abbandonato: la stessa che passa tra sogno e realtá. Il sogno, era quello di trasformare la Corte rurale della Reggia di Rivalta in un borgo a cinque stelle. La realtá, è quella di un'area di pregio inghiottita dalla crisi immobiliare. Un progetto forse non abortito, ma di certo accantonato sine die. Oltre 16 mila metri quadrati posti di fronte all'Ala della servitù, affacciati sulla piazza d'armi della "piccola Versailles" di casa nostra. Il cantiere figlio di quel sogno è lì, raggomitolato su se stesso, mentre gli affreschi della chiesa si sgretolano poco alla volta e i cedimenti strutturali - specie il torrione principale - non sarebbero una sorpresa.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11591152:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/06/11/fotogalleria/reggia-di-rivalta-cosi-tecton-sognava-di-creare-un-borgo-a-cinque-stelle-1.11591152]]

Questa storia inizia addirittura nel 2002, quando Tecton - tra le poche cooperative di settore ad essere uscita indenne dalla crisi di questi anni - acquista da Giampaolo e Lucia Gianferrari la Società “Reggia di Rivalta” proprietaria della Reggia, del Parco e di un’area edificabile in via Fano.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11550021:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11550021:1649688017/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Ma cosa se ne fa, la societá, di un complesso simile? La risposta arriverá pochi mesi dopo, nel dicembre di quello stesso anno quando il Consiglio Comunale delibera la delocalizzazione della cubatura relativa alla Reggia di Rivalta sull’area di via Fano. Di fatto, un trasferimento di volumetrie: Tecton acquista per poi cedere il compendio al Comune e ottenere in cambio una maggiore edificabilitá dell'area di via Fano. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11543428:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/06/02/news/serve-un-piano-vero-per-rilanciare-la-reggia-di-rivalta-1.11543428]]

L'anno successivo, Tecton gioca a carte scoperte e acquista da Annamaria Reverberi, Lorenzo e Augusto Gianferrari l’area su cui è situata la Corte: la chiesetta, le scuderie, la ghiacciaia, i resti del palazzo originario con i suoi due torrioni. Con un adeguato restauro conservativo, quell'ala potrebbe diventare un ghiotto boccone immobiliare.

Occorrono altri tre anni, però, prima che Tecton ottenga la completa e definitiva disponibilità dell’area della Corte. A quel punto, si avvia la fase di studio e progettazione: inizia il confronto con la Sovrintendenza dei Beni Culturali sino a quando - siamo ormai nell'aprile 2009 - il progetto di ristrutturazione viene approvato e autorizzato con concessione al restauro architettonico. Nel frattempo, l’area viene messa in sicurezza.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11550024:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11550024:1649688018/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Ma nel 2009 gli effetti della devastante crisi edilizia si fanno giá sentire. Tecton, che ha in mente un restauro da 7-8 milioni di euro, non se la sente di rischiare e accantona il progetto aspettando tempi migliori. Nel frattempo, si studiano percorsi orientati al project financing o al partenariato pubblico-privato, cercando di attingere ai fondi europei per contribuire a sostenere l’intervento di riqualificazione, ma anche questi tentativi falliscono. Tutto bloccato.

Il borgo a cinque stelle potrebbe ospitare una serie di villette a schiera, ma anche del terziario. È ovvio che per avviare un restauro così oneroso, Tecton avrebbe bisogno di finanziarsi vendendo sulla carta almeno metá delle villette. Ma per ora, con questi chiari di luna, proprio non se ne parla. La cooperativa aveva anche valutato l'ipotesi di trasferire nella Corte rurale la propria sede, ma anche questa ipotesi è stata scartata.

Tecton sta alla finestra anche per capire le intenzioni del Comune. Il quale, stando a voci non confermate, avrebbe ora preso a cuore la questione, cercando di trovare finanziamenti pubblici per rilanciare la Reggia e riportarla, se non allo splendore Settecentesco, ad un'ampia fruizione culturale-ricreativa, a vantaggio non solo dei rivaltesi ma di tutti i reggiani. Nel frattempo, il cantiere non se la passa bene.

"Noi auspichiamo - spiegano nel forum tennutosi in Gazzetta il presidente Fulvio Salami e Marco Santachiara - la condivisione di un progetto che tenga conto degli obiettivi di entrambe le parti, privata e pubblica, naturalmente dopo aver condiviso un percorso partecipato con le numerose associazioni e comitati di Cittadini che da anni operano in modo gratuito e volontario sull’area. Tecton è pronta al dialogo per restituire alla Città e alla Comunità questo straordinario complesso monumentale. L’importante è che, nel frattempo, non crolli tutto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google