Gazzetta di Reggio

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«Tiziana piangeva, non ci disse perché»

di Elisa Pederzoli
«Tiziana piangeva, non ci disse perché»

“Amore criminale” ha ripercorso l’omicidio della 40enne, nelle parole di amiche e familiari gli ultimi giorni della donna

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RUBIERA. Raccontare è uno degli strumenti che la mente umana ha a disposizione per cercare di dare un senso agli accadimenti. Per interpretarli. E accettarli. Ma lunedì sera era difficile trovare un perché davanti allo schermo che ripercorreva la storia di Tiziana Olivieri, la mamma di 40 anni uccisa dal compagno nella sua casa di Fontana di Rubiera, il 19 aprile del 2012.

“Amore Criminale” – la trasmissione di Rai Tre presentata da Barbara De Rossi – ha deciso di raccontare la storia di Tiziana e quello che è successo per arrivare a quei vent’anni di condanna inflitti a Ivan Forte (in primo e secondo grado) per l’omicidio della madre del suo bambino, che quella tragica sera aveva appena 11 mesi. E d’un tratto una vicenda di tre anni fa è diventata attualissima. E dolorosa.

Lo è stata per chi Tiziana la conosceva, ma anche per chi non ha potuto rimanere indifferente di fronte al destino spietato che Ivan Forte ha scelto per lei, incollando ai televisori oltre un milione di telespettatori (1.396.000).

Se le cronache di quei giorni hanno raccontato la violenza di un omicidio che resta inaccettabile, la trasmissione di Rai Tre ha scavato dentro le storie. Ha sviscerato le relazioni. Ha spinto chi Tiziana la conosceva bene – come la mamma Rosella, il fratello, le amiche del cuore – ha ripercorrere i mesi precedenti la tragedia. I sogni di Tiziana. Le sue speranze. E le sue lacrime.

Sì, perché l’antefatto alla sera del 19 aprile sono proprio le lacrime. Quelle che sulla spalla della sua collega e amica Tiziana aveva versato, tre giorni prima di essere uccisa. Un pianto a dirotto che la donna non ha voluto spiegare, ma che l’amica ha capito essere collegato alla relazione diventata difficile con Ivan. E ci sono le parole ferali pronunciate il pomeriggio prima mentre si trovava in compagnia della madre: «Domani sarò morta...» le aveva detto, mentre erano insieme al centro commerciale e appena prima di averle annunciato che la sera stessa avrebbe comunicato al compagno che se ne sarebbe dovuto andare.

Perché Tiziana stesse male, e perché in qualche modo temesse per la propria incolumità, nessuno purtroppo lo può dire con precisione. Quello che si può raccontare, e “Amore criminale” lo ha fatto, sono le lunghe ore in cui Ivan Forte rimase accanto al cadavere della compagna dopo averla strangolata, davanti al figlioletto. Ore in cui l’uomo ha avuto il tempo di pensare a come sbarazzarsi del corpo. E di cambiare idea più volte. Anche tentando di metterlo in sacchi neri dell’immondizia, intenzionato a portarlo in strada e simulare un incidente.

Sono le pagine più amare della storia. Di una storia che era iniziata con un innamoramento, un sogno e un bambino tanto desiderato da Tiziana. «Era dolcissima» ha ricordato con tenerezza il fratello.

«Non l’ho persa, la sento sempre accanto a me» ha confidato mamma Rosella alle telecamere di “Amore criminale”; che ha raccontato una delle tante, troppe storie di femminicidio.

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