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E’ ufficiale, slittano le valutazioni finali

E’ ufficiale, slittano le valutazioni finali

Saranno esentate solamente le classi che devono sostenere gli esami: terze medie e quinte superiori

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REGGIO EMILIA. I limiti imposti dalla legge al diritto di sciopero nei servizi pubblici escludono che il blocco degli scrutini possa impedire agli studenti di vedersi riconosciuta la promozione alla classe successiva. Tanto meno è questa l'intenzione dei sindacati, che manifestano la contrarietà alla "buona scuola" di Renzi con un semplice rinvio delle valutazioni finali, che saranno effettuate comunque entro la metà di giugno. «Sono del tutto fuori luogo - sottolinea Roberto Bussetti della Cgil scuola - i richiami alla precettazione dei docenti. Non ce n'è bisogno, poichè ci muoviamo entro i confini della legalità». Tecnicamente si tratta di uno sciopero durante i primi due giorni del calendario fissato dalle singole scuole per gli adempimenti conclusivi. Sono esentate le classi che devono sostenere gli esami, cioè le terze medie e le quinte superiori. Lo sciopero, quindi, avrà inizio il primo giorno in cui vengono scrutinate classi non conclusive. Ogni insegnante potrà scioperare nella prima ora di ciascuno degli scrutini che lo riguardano. Basterà l'assenza di un solo docente, sui sette o otto che compongono un consiglio di classe, per impedirne lo svolgimento e costringere il capo d'istituto a riconvocarlo subito dopo la fine dello sciopero, a distanza di due o tre giorni. Perciò la protesta può ottenere il massimo effetto, cioè il rinvio di tutti gli scrutini, con il minimo sforzo, cioè la ritenuta di una sola ora di stipendio a un insegnante ogni sette o otto. Questa forma di lotta era stata stigmatizzata dall'Associazione nazionale presidi, che aveva diffuso indicazioni allo scopo dichiarato di vigilare per "garantire gli interessi generali dell'utenza". I sindacati confederali, Snals e Gilda rispondono: «Il regolare svolgimento degli scrutini finali non è minacciato dallo sciopero. E' irresponsabile definire destabilizzante la nostra protesta». (l.s.)

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