Fermo Manzotti condannato a 25 anni
Il tribunale non riconosce l’aggravante della crudeltà ma pone la condizione che debba scontare almeno 20 anni di carcere
SCANDIANO. A meno di un anno di distanza da quel tragico giorno in cui uccise la moglie a coltellate davanti al figlioletto di 4 anni, è arrivata la sentenza nei confronti di Fermo Manzotti. Il 48enne di Scandiano, che il 18 giugno dell’anno scorso infierì contro la moglie polacca 32enne, Teresa Misa, arrivando quasi a staccarle la testa con oltre 30 coltellate, è stato condannato ieri dal tribunale di Tarnbrzeg, a 25 anni di carcere con la condizione che qualsiasi eventuale liberazione anticipata non possa avvenire prima di aver scontato 20 anni di pena (di solito, per la legge polacca, lo sconto di pena può essere richiesto dopo almeno la metà della pena trascorsa in carcere, che in questo caso sarebbe stata di 12 anni e mezzo).
Non è stata riconosciuta, quindi, l’aggravante dell’omicidio “con particolare efferatezza” (che corrisponde al concetto di crudeltà in Italia) ma la “condizione” che Fermo Manzotti debba scontare almeno 20 anni prima di poter usufruire di eventuali sconti di pena, rende la sentenza particolarmente pesante se confrontata ad analoghe condanne in Italia (per esempio i casi Parolisi o Ivan Forte) anche se i giudici non hanno accolto la richiesta della condanna all’ergastolo che era stata avanzata nella sua arringa dal pubblico ministero.
La sentenza di condanna per Fermo Manzotti è arrivata ieri mattina, al termine del processo che era iniziato il 27 aprile scorso e che, in una decina di udienze, tutte svoltesi a porte chiuse per tutelare i tre figli minorenni, ha chiarito i moventi dell’omicidio (la gelosia e la disperazione dell’uomo che era dovuto fuggire in Polonia a causa dei debiti contratti in Italia a causa del vizio del gioco) ma anche che Manzotti, quando ha agito, era perfettamente lucido. Ben quattro periti hanno dichiarato che Manzotti non ha alcun tipo di disturbo psichiatrico.
In aula, ad ascoltare la sentenza, oltre a Fermo Manzotti, assistito da un interprete, c’erano anche i genitori di Teresa Misa, ai quali l’uomo dovrà risarcire 50mila sloty ciascuno (12mila euro a testa), più 30mila sloty ai due fratelli di Teresa (15 mila euro in tutto) ed infine 100 mila sloty (circa 25 mila euro) a ciascuno dei tre figli che ora sono affidati ai nonni ma sono nati in Italia. In totale 112mila euro.
La più grande dei tre figli, è l’unica che parla ancora italiano e che ha conservato le sue amicizie tra i compagni della scuola elementare di Scandiano e della sua maestra che, ogni tanto, le scrivono.
Ora si tratta di vedere come Manzotti, difeso dall’avvocato Noris Bucchi, potrà pagare i risarcimenti: i legali della famiglia di Teresa Misa stanno agendo per bloccare i suoi beni rimasti a Scandiano e l’eredità ricevuta dalla madre morta un anno fa. La parola, per questo, ora passerà agli avvocati delle parti per una probabile causa civile. Non si parla, al momento, di un eventuale ricorso contro la sentenza (in Polonia non è prevista in questi casi) o dell’eventuale richiesta di estradizione per scontare la pena in un carcere italiano.
Con la collaborazione
di Marcin Radzimowski
www.echodnia.eu
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