Gualtieri celebra Ligabue, ovazione per Flavio Bucci
Presentato in piazza Bentivoglio il docu-film su “Toni” a 50 anni dalla morte, in piazza anche l’attore che nel 1977 interpretò il pittore nello sceneggiato Rai
GUALTIERI. Chissà cosa avrebbe pensato, il "Toni". Si sarebbe stupito di vedere centinaia e centinaia di persone in piazza Bentivoglio, accorse per vedere un film su di lui, per sentire parlare della sua storia e per celebrarne l'arte? Forse l'avremmo visto aggirarsi sotto i portici, nascosto tra le colonne – com'era solito fare per non essere visto – per "spiare" da lontano la serata.
Di sicuro, i numeri dicono che anche questo terzo evento a lui dedicato (dopo la trilogia di Mario Perrotta e l'inaugurazione della mostra) ha fatto registrare un successo notevole. In tanti, infatti, non hanno voluto mancare alla presentazione del docu-film "Antonio Ligabue, l'uomo" del regista brescellese Ezio Aldoni, prodotto dallo Studio Digit di Brescello e dalla casa-museo Ligabue ideata da Giuseppe Caleffi.
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Una serata – presentata da Daniele Daolio e introdotta dal sindaco Renzo Bergamini e dall'assessore alla cultura Marcello Stecco – che ha intrecciato una valanga di ricordi grazie anche alla presenza di personaggi che proprio a Ligabue devono molto. Una vera e propria ovazione è scattata per Flavio Bucci, che a "Toni" prestò il volto, vincendo anche numerosi riconoscimenti, nello sceneggiato Rai che andò in onda nel 1977, e nel quale vi fu il determinante contributo di Cesare Zavattini.
L'attore ha prima visitato la mostra e poi si è gustato la serata, lasciando al pubblico un amletico interrogativo: «Non so se sia più Ligabue a essere come Bucci o Bucci a essere più come Ligabue». Con lui, l'attore Giuseppe Pambieri (che nello sceneggiato interpretò Mazzacurati, primo scopritore del pittore), ovviamente Aldoni e Armando Avanzi, il Ligabue del docu-film. Ma non solo parole: spazio anche alla musica con un paio di canzoni di Cisco Bellotti.
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Poi la proiezione, durata circa un'ora e mezza, nella quale il ruolo principale è affidato ai ricordi di chi Ligabue lo ha conosciuto da vicino. Amici, compaesani, critici e giornalisti (50 persone intervistate) hanno fornito un ritratto del "Toni" che si distanzia dallo stantio ritornello di pittore pazzo. Ne emerge una persona sensibile, indubbiamente ferita e condizionata da un'infanzia tumultuosa, ma innocua per il prossimo.
Supportati dalle immagini che vedono Avanzi interpretare con grande cura dei dettagli i suoi comportamenti, i racconti ripercorrono la vita di Ligabue, dall'allontamento dalla famiglia adottiva in Svizzera all'arrivo nel 1919 a Gualtieri. Alternati dalla voce di Alessandro Haber, gli interventi aiutano a capire i tormenti della persona Ligabue, ma allo stesso tempo anche l'inimitabile estro. Come dirà Sgarbi, infatti, la tipicità di Ligabue è quella di non avere maestri, aspetto che rende la sua arte del tutto originale. E testimonianze sulla vita di tutti i giorni, come quella fornita da Nerone, suo storico autista, o di tanti gualtieresi che barattavano con lui un po' di carità in cambio di un quadro.
Che a distanza di 50 anni Ligabue sia diventato un personaggio che ha finalmente fatto pace con la sua terra è dimostrato dal "boom" di visite alla mostra: nei primi due giorni di apertura nel Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio, è stata visitata da 1.015 persone (oltre 100 cataloghi venduti), che hanno apprezzato la qualità delle opere esposte e il suggestivo allestimento progettato dall’architetto Mario Botta.
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