«La scomparsa di Teresa non ha prezzo»
I genitori e i fratelli commentano la sentenza: «Meritava l’ergastolo, ma almeno resterà in carcere»
SCANDIANO. «La morte di Teresa non ha prezzo, niente ci risarcirà a sufficienza della sua morte, soprattutto del danno causato ai tre figli che sono ancora sconvolti da quanto hanno accaduto un anno fa». Aldona Misa, sorella di Teresa, la vittima del cruento assassinio avvenuto il 18 giugno dell’anno scorso a Chmielowie, in Polonia – dove era tornata a vivere con il marito Fermo Manzotti e i tre figli, dopo 11 anni trascorsi a Scandiano – commenta così la sentenza emessa ieri matina dal tribunale di Tarnosbrzeg che ha condannato Fermo Manzotti a 25 anni di carcere.
«Ci aspettavamo la condanna all’ergastolo – racconta Aldona Misa al telefono – ma a quanto pare nel dibattimento a porte chiuse sono emerse delle attenuanti, come il fatto che lui abbia sempre voluto bene ai suoi figli, tanto da scrivere loro diverse lettere anche da carcere per chiedere scusa e per volerli incontrare. Però non ha mai parlato di omicidio ma solo di “incidente” o del “fatto” dimostrando, secondo noi, di non essere davvero pentito per quello che ha fatto. Comunque, anche la condanna a 25 anni è esemplare, considerando che il giudice ha imposto che, prima di godere di eventuali benefici, ne debba scontare almeno 20. Insomma per fortuna, è molto diverso da quanto accade in Italia e quindi è una condanna sicuramente giusta anche se non ci restituirà la nostra cara Teresa».
Anche i risarcimenti vengono considerati «insufficienti» a compensare il danno soprattutto ai tre figli che ora vivono nella casa dei nonni. (f.d.)
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