Mafia, l’emergenza è il legame tra cosche
Il dossier di Libera ieri in commissione: «In provincia di Reggio bisogna far luce anche sui casalesi»
REGGIO EMILIA. «Il rischio maggiore è la saldatura operativa tra la ndrangheta calabrese e la cosca dei casalesi, con l’economia, compresa quella cooperativa, che non è più impermeabile alle infiltrazioni e con la malavita che ha mostrato la sua forte capacità di creare legami e di espandersi progressivamente in tutti i settori produttivi». A dirlo ieri in commissione consiliare Sviluppo economico e Cultura della legalità uno degli autori di “Mosaico di mafie e antimafie” (il dossier 2014- 2015 a cura della Fondazione Libera informazione), Lorenzo Frigerio, che nella sua relazione ha fornito un’immagine della nostra Provincia il cui la malavita organizzata, si è «delocalizzata e radicata» dal 1982 in poi e fino a veder crescere la ndrina di Grande Aracri e diventare autonoma ed economicamente molto potente. Affrontando proprio il tema dell’operazione “Aemilia” a cui nel dossier è stato dedicato un intero capitolo, Frigerio ha anche sottolineato che “cosche sono molto pragmatiche e se ci sono affari si annullano anche i confini territoriali. Per avere la percezione della situazione e del quadro che emerge dal dossier nella parte dedicata alla nostra provincia basta scorrere le tabelle che identificano le presenze della malavita per comprendere come se si fa eccezione della “Sacra corona unita”, tutte le alte mafie sono presenti (comprese quella russa e cinese) anche se è la ndrangheta ad avere un ruolo dominante. Proprio il rischio della saldatura tra crotonesi e casalesi (particolarmente radicati nel Modenese) può rappresentare un ulteriore pericolo a cui, ha sottolineato ancora Frigerio, «possono far fronte gli anticorpi rappresentati dall’ associazionismo e dalla cittadinanza, dalle Istituzioni e dall’azione della Magistratura». Il dossier sulle mafie presentato a metà marzo all’Assemblea Legislativa regionale dalla Fondazione Libera Informazione (e giunto alla sua quarta edizione) quest’anno è stato pubblicato in ritardo, proprio per inserire la parte relativa all’operazione Aemilia. Che, ha sostenuto Frigerio, «non è stata una sorpresa e rappresenta solo la punta di iceberg, non si sa quanto profondo, che potrebbe riservare importanti sorprese». La ndrangheta, ha poi concluso Frigerio, «non usa solo la violenza ma anche l’estorsione e l’usura e ha forti intrecci con il mondo economico e delle professioni». Una conferma di quest’analisi arriva dal dato che vede l’Emilia al primo posto tra le regioni del nord per il numero di beni sequestrati alla malavita (441) per un valore di 210 milioni di euro.
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