Pensionati, no al “bonus” pioggia di ricorsi in arrivo
Loris Cavalletti (Cisl) lancia l’allarme e chiede un confronto con il Governo «La Costituzione parla chiaramente di salario differito, non di sussidio»
REGGIO EMILIA. All’inizio di questo mese di giugno tutte le pensioni, come promesso, sono state pagate dal primo giorno. Ma c’è un problema più grave che turba milioni di ex lavoratori.
«La sentenza della Corte Costituzionale non lascia dubbi: i pensionati debbono ricevere una integrazione del proprio trattamento calcolato sulle variazioni dell’inflazione intervenute negli ultimi anni. Purtroppo il Governo ha preso un indirizzo che sconcerta. Aspettiamo la conversione del decreto e se non ci saranno risposte adeguate a questo obbligo ci prepareremo ad una valanga di ricorsi».
Ad affermarlo è Loris Cavalletti, segretario regionale della Cisl pensionati, che non ha dubbi in proposito e spiega in questo modo le motivazioni del suo preciso giudizio. Che prosegue: «La Costituzione ha stabilito che la pensione è un salario differito, non un sussidio, e dunque non si può pensare di sfuggire alle regole fissate dal diritto civile. Noi abbiamo già chiesto un incontro al Governo su questo tema e ci ripromettiamo di parlarne a breve anche con i parlamentari della regione perché siano apportate in tempo variazioni al provvedimento annunciato. La posta in palio è altissima, lo sappiamo, e vale ben 18 miliardi di euro, ma non si può pensare di aggirare l’ostacolo con un “bonus” che è assolutamente insufficiente e appare quasi come una “mancia” offensiva».
E la solidarietà intergenerazionale? Il presidente dell’Inps Boeri ha in mente di ricalcolare tutte le pensioni esistenti in base ai contributi versati e non in base all’ultimo salario.
«In passato - replica Cavalletti - sono già stati adottati importanti provvedimenti in materia, ad esempio il diritto al calcolo retributivo solo per chi aveva oltre 18 anni di anzianità contributiva e non poteva quindi giovarsi a sufficienza, come un giovanissimo, di sistemi pensionistici integrativi e alternativi. Non si può cambiare tutto d’un colpo. Occorre perseguire gli abusi ma non si può penalizzare chi vive di pensione, altrimenti spezzeremmo certezze esistenziali e si finirebbe per pregiudicare il futuro di milioni di persone con conseguenze inimmaginabili».
Una soluzione a tempi medio lunghi?
«Non poniamo una scadenza immediata anche perché servirà ancora un mese per la conversione del decreto. Ma prima di allora vogliamo discuterne, affrontare insieme questo delicato problema prima che diventi legge dello Stato. Non si può pregiudicare il futuro di tanta gente cancellando tutto con un pezzo di spugna. Sette giorni fa abbiamo rinnovato l’invito al confronto. Attendiamo una risposta».
In caso di perdurante silenzio?
«Saremo a disposizione di quanti vorranno opporsi ad una scelta così iniqua. Perché ad esempio nessuno ha parlato di rateizzazione del debito dello Stato? Aspettiamo una convocazione. Altrimenti ci sarà una pioggia di ricorsi».
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