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Vertinelli: «Via da Reggio il processo»

di Tiziano Soresina
Vertinelli: «Via da Reggio il processo»

I difensori sollevano l’incompetenza territoriale e il pm antimafia si oppone. Nei prossimi giorni la decisione della Corte

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REGGIO EMILIA. Si alza la “pressione” nel procedimento sul sequestro preventivo di beni – stimato sui 10 milioni di euro – ai fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli.

Ieri mattina, infatti, gli avvocati difensori Alessio Fornaciari e Gaetano Pecorella hanno presentato un’articolata serie di eccezioni preliminari, facendo seguire alle parole anche una memoria difensiva.

In soldoni, due i macroargomenti sollevati dalla difesa che hanno nel mirino l’iniziale provvedimento di sequestro di beni disposto dalla procura di Reggio. Il primo “nodo” riguarda infatti la pericolosità generica contestata dalla nostra procura per emettere il provvedimento di sequestro nei confronti di Palmo Vertinelli. Secondo i due difensori, gli elementi portati a supporto sono tutti da ricondurre non alla pericolosità generica, ma a quella specifica, ovvero quella mafiosa (che scatta quando una persona viene ritenuta dagli inquirenti aderente ad un clan, nel caso specifico quello Grande Aracri targato ’ndrangheta). Ma visto che la procura di Reggio non può emettere il provvedimento se non in caso di pericolosità specifica, deve essere richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bologna, come poi è effettivamente avvenuto dopo gli arresti dell'inchiesta Aemilia. La seconda questione riguarda la competenza territoriale. Sempre secondo i due difensori tutti gli elementi a supporto della pericolosità (tratti da ben specifiche operazioni antimafia) fanno riferimento ad un altro territorio, quello calabrese, specificatamente il Crotonese.

A quanto argomentato dalla difesa si è opposto il pm antimafia. Dopo nemmeno un’ora di discussione – oltre agli addetti ai lavori, era presente anche Giuseppe Vertinelli – la Corte (presieduta da Francesco Caruso, a latere i giudici Cristina Beretti e Andrea Rat) ha preso tempo, riservandosi una decisione sulle eccezioni preliminari sollevate nei prossimi giorni. L’udienza si è tenuta a porte chiuse, con i carabinieri che hanno monitorato l’aula, affinché tutto si svolgesse senza rischi di alcun genere. Un clima che è solo una sorta di “aperitivo” di quanto avverrà – in termini di sicurezza – quando fra circa un anno approderà a Reggio il maxi processo di mafia Aemilia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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