Gazzetta di Reggio

Reggio

Degrado in zona stazione, ultimatum dei residenti a Vecchi

di Roberto Fontanili
Degrado in zona stazione, ultimatum dei residenti a Vecchi

«Caro sindaco, questa è l’ultima chance. Sei mesi per cambiare rotta o ce ne andiamo tutti»

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REGGIO EMILIA. «Troppe le promesse non mantenute: questa è l’ultima chance che diamo al Comune». La frase pronunciata al momento della firma del "Contratto sulla sicurezza" da uno dei residenti della zona stazione, dà la cifra della stanchezza che sconfina nell’esasperazione di chi vive in zona stazione una situazione di degrado ormai quotidiano.

Ma il dibattito accalorato che si è sviluppato giovedì sera al Circolo del Dopolavoro ferroviario di via Eritrea, ha fornito anche la conferma che molti residenti non hanno intenzione di mollare. E per questo pretendono il rispetto delle promesse del Comune di intervenire per rendere più vivibile quella zona.

SONO TROPPI. Sotto accusa è finito il comportamento e l'atteggiamento non solo dei tanti ("forse troppi” hanno detto in diversi cittadini) residenti di origine extracomunitaria regolari e irregolari che siano e che «usano ogni angolo verde o fioriera come un w.c.», ma anche «i gestori dei negozi etici che non puliscono mai davanti e dentro i loro esercizi» e «il distributore di bevande automatico in funzione 24 ore al giorno in viale 4 Novembre che crea un costante assembramento di persone e un bivacco sotto le case». «E per fortuna ha chiuso la sala scommesse _ha poi aggiunto un altro residente _ altrimenti i problemi sarebbero maggiori».

Ma l'elenco dei problemi segnalati dalla cinquantina di residenti (tra cui tre cittadini di origine cinese che non hanno mai proferito verbo) nell'incontro con il sindaco Luca Vecchi, l'assessore alla Sicurezza Natalia Maramotti e il comandante della Polizia municipale Antonio Russo, potrebbe continuare all'infinito. E in parte è stato così. Di certo, gli abitanti di via Eritrea e dintorni, non le hanno mandate a dire e il Comune è finito più volte sotto accusa.

MUNICIPALE INERME. Così come sotto tiro è finita soprattutto la Polizia Municipale, accusata «di pattugliare la zona, ma di non intervenire mai e di rispondere in ritardo alle chiamate dei cittadini».

IREN FACILONA. Eppoi Iren, accusata «di non terminare mai adeguatamente i cantieri lasciando le strade come un gruviera». Ma anche il sindaco Vecchi più volte è stato accusato di non aver rispettato gli impegni. In particolare quello «di non continuare ad assegnare le case Acer a cittadini di origine extracomunitaria, ma a studenti e giovani coppie per favorire una integrazione sociale nella zona».

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GLI ERRORI. Così come diversi intervenuti hanno definito «un errore la scelta di ospitare in via Tondelli dodici rifugiati provenienti da Lampedusa. Sommando problemi a problemi».

Critiche alle quali il Sindaco ha replicato sottolineando che «esistono le graduatorie per l'assegnazione delle abitazioni popolari e se studenti e coppie preferiscono altre zone della città è la conferma che il quartiere è certamente problematico e per questo siamo qui a discutere insieme per trovare soluzioni». Anche il comandante Russo, così come il sindaco, ha poi cercato di difendere l'operato dei propri agenti, sottolineando i limiti che la legge impone per quanto riguarda le modalità di intervento, ad esempio in caso di ubriachezza.

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La sensazione è che la riunione di giovedì sera sembra sia stata davvero il punto di non ritorno. Il sindaco ha cercato di affrontare in modo pragmatico i problemi, proponendo soluzioni fattibili e verificabili in poco tempo e impegnandosi a tornare tra qualche mese per un nuovo confronto e i cittadini che hanno firmato un contratto ma che pretendono venga rispettato. «O anche noi molliamo e ce ne andiamo», è stato il lapidario commento di molti al termine dell'incontro.

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