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Grande Guerra, la Capanni al capezzale della campana Maria Dolens

di Luca Tondelli
Grande Guerra, la Capanni al capezzale della campana Maria Dolens

I tecnici della Fonderia di Castelnovo Monti, che rifuse il monumento nel 1964, al lavoro sul battaglio dello storico simbolo di pace di Rovereto dedicato ai caduti della prima guerra mondiale

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CASTELNOVO MONTI. Sono stati chiamati a intervenire di urgenza su quella che è forse la loro opera più famosa, ma solo una delle tantissime sparse in tutto il mondo: i tecnici della Fonderia Capanni, azienda storica e conosciuta a livello internazionale, sono saliti a Rovereto per curare il battaglio della Maria Dolens. La campana dei caduti simbolo di pace – colosso da 23 tonnellate, realizzata inizialmente nel 1924 per il decennale della prima guerra mondiale utilizzando i cannoni di 19 nazioni che vi avevano preso parte – fu rifusa proprio dalla Capanni nel 1964 (per una incrinatura irreparabile), a Castelnovo Monti, e poi benedetta da Papa Paolo VI. Da allora, al memoriale di Rovereto, suona tutte le sere in memoria dei caduti della Grande Guerra.

Ma ora dovrà rimanere a riposo per un po’, proprio nell’anno in cui si celebra il 90esimo anniversario dal primo rintocco e il 100esimo dalla Grande Guerra.

Lo stop è stato indicato proprio dai tecnici della Capanni, che hanno visionato il battaglio e avanzato questa richiesta per non compromettere la situazione: chiamati dalla Reggenza della Fondazione Opera Campana dei Caduti, si sono accorti di qualche problema nella parte inferiore del battaglio, un elemento del peso di 600 chili.

Spiega il commendator Enrico Capanni, titolare della storica fonderia: «La Maria Dolens non è solo un oggetto splendido, ma è anche una campana che suona quotidianamente, e questo pone i materiali sotto stress. Il battaglio è stato creato 50 anni fa, e i problemi che evidenzia ora sono di normale usura: si è assottigliata la parte sferica, sul fondo del battaglio, che urta contro la campana. Il battaglio quindi nei prossimi giorni sarà smontato dai nostri tecnici, e portato a Castelnovo, dove provvederemo a riforgiarlo, sottoporlo a una particolare “cottura” per irrigidirlo. Poi lo riporteremo a Rovereto, dove tornerà a suonare per altri 50 anni. Mi fa invece molto piacere il fatto che la campana, che nel 1964 avevamo garantito per 30 anni, sia ancora perfetta e non evidenzi alcun segno di usura, come mi hanno confermato i nostri tecnici. Era stata un lavoro molto impegnativo, ma realizzato davvero a regola d’arte».

La Capanni esporta campane in tutto il mondo e rappresenta un orgoglio industriale di Castelnovo e dell’Appennino: già nel 1565 mastri fonditori di Castelnovo si recavano a piedi al domicilio di pievi e cattedrali e stipulavano, progettavano ed eseguivano in loco il loro lavoro. Hanno poi tramandato la conoscenza che ancora oggi vede realizzare questi capolavori in bronzo con la rara e magistrale tecnica della “cera persa”. La denominazione “Fonderia Capanni” viene assunta nel 1846, adottata da Paolo Capanni, bisnonno dell’attuale titolare.

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