«Minoranze culturali, nuove normative»
Il vicesindaco Sassi: ok alle proposte della Regione, ma bisogna intervenire a livello nazionale
REGGIO EMILIA. «Il testo che l’ex giunta regionale aveva elaborato è necessario ed era condivisibile. La cosa curiosa è che, a differenza di altri Paesi europei, siamo chiamati a censire e rilevare dati nella consapevolezza che manca una legge nazionale che riconosca i sinti come minoranza culturale». Così l’assessore al Welfare e vicesindaco, Matteo Sassi, entra nel dibattito per una nuova legge regionale sull’inclusione delle popolazioni rom e sinti. Un intervento legislativo che Sassi giudica necessario, all’interno tuttavia di rilevazioni statistiche che, sempre secondo il vicesindaco, rischiano di essere discrimatorie.
«Non si può quantificare la spesa per l’illuminazione pubblica dei campi come voce specifica per i sinti – spiega Sassi – Questa contabilità separata, tra l’altro per una comunità non riconosciuta come minoranza, è discrimatoria. Si tratta di elaborare politiche, non di rendicontare spese».
Secondo Sassi, inoltre, «proprio il mancato riconoscimento della minoranza culturale sinti in Italia impedisce l’arrivo di risorse previsti da programmi europei destinati proprio all’inclusione delle minoranze. Senza dimenticare che si tratta di una comunità che ha vissuto l’olocausto. Un quadro nel quale mi imbarazza sapere che anche la Regione è precisissima nel mantenere questa contabilità separata».
Quanto alla situazione di Reggio Emilia, «abbiamo circa 800 cittadini sinti residenti: 500 abitano in aree di loro proprietà, 300 in campi sosta comunali. Questi campi sosta sono di fatto tre aree attrezzate più un campo stagionale per chi esercita il mestiere di giostraio». Di questi, aggiunge Sassi, «nessuno è abusivo. La Regione dice che i campi con un elevato numero di residenti dovrà essere chiuso. L’obiettivo è condivisibile. Spesso si trovano situazioni residenziali in aree agricole. La legge consentirà di avere gli strumenti urbanistici per il ripristino della legalità, attraverso espropri. Il nostro obiettivo è poi riconcedere quelle aree alle famiglie sinti con atti amministrativi, superando l’attuale frammentarietà». (e.spa.)
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