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«Sentenza che in parte soddisfa»

Scandiano: l’avvocato sui 25 anni inflitti a Manzotti, si attendono le motivazioni

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SCANDIANO.

«Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza. Di sicuro, possiamo dirci parzialmente soddisfatti. Il pm aveva chiesto l’ergastolo e la condanna si è fermata a 25 anni, con l’esclusione dell’aggravante che noi in Italia definiremmo della crudeltà».

L’avvocato Domenico Noris Bucchi commenta così la sentenza di condanna emessa mercoledì dal tribunale polacco nei confronti di Fermo Manzotti, l’artigiano alla sbarra per l’efferato omicidio della moglie, avvenuto lo scorso anno davanti al figlioletto, di appena 4 anni d’età.

Era il 18 giugno del 2014 quando Manzotti, 48enne di Scandiano, colpì con 30 coltellate alla testa Teresa Misa, 32 anni: la donna che aveva conosciuto in Italia dove lei lavorava, che aveva sposato e dalla quale aveva avuto tre figli, tutti in tenera età.

La tragedia si consumò in Polonia, a Chmielowie: l’uomo fermò l’auto sulla quale viaggiava con la donna e il figlio, tirò fuori un coltello da cucina da sotto il tappetino della vettura per intimare alla donna di baciarlo. Quindi, le infilò il coltello alla gola, colpendola più volte, fino a quasi a staccarle la testa. Uccidendola.

Non finì così. Perché l’uomo si ferì volontariamente alle mani, poi mise il coltello nelle mani della donna. Per simulare una legittima difesa.

Sull’uomo è stata eseguita la perizia psichiatrica, voluta dal difensore Bucchi con il collega polacco. Per tre mesi è stato tenuto sotto controllo in carcere, ma non sono risultate malattie mentali. Quindi, c’è stato il rinvio a giudizio per omicidio premeditato con l’aggravante della particolare efferatezza. Il 3 giugno scorso la condanna a venticinque anni. Ma con un condizione: non potrà chiedere sconti se non dopo aver scontato almeno vent’anni in carcere.

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