Sinti a Reggio, l’80% dei campi è abusivo
Al via il dibattito per la nuova legge regionale sull’inclusione. Nella nostra provincia 67 delle 129 aree presenti in regione
REGGIO EMILIA. Centoventinove campi presenti in tutta l’Emilia-Romagna, all’interno dei quali vivono 2.745 persone. Oltre la metà delle aree si trova proprio nella nostra provincia, dove sono allestiti 67 campi. Di questi, solo 13 sono quelli regolari, per una popolazione che complessivamente conta 1.166 persone, con una spesa per le amministrazioni di oltre 700 mila euro. La maggior parte dei quali a carico del Comune di Reggio Emilia. Numeri contenuti all’interno dell’ultimo “Rapporto sulla popolazione sinta e rom presente nei campi e nelle aree sosta, transito della regione Emilia-Romagna”: una rilevazione che risale al 2012, realizzata con periodicità triennale, sulla base della quale verrà ora riaperto il dibattito per una nuova proposta di legge regionale sulle “Norme per l’inclusione sociale di rom e sinti”. Il documento è fermo al palo dal luglio scorso, bloccato in seguito alle dimissioni dell’ex presidente, Vasco Errani.
«Aggiorneremo la normativa regionale, che risale al 1988, superando i campi e tutte quelle condizioni che determinano esclusione e stigmatizzazione – spiega Ottavia Soncini, vicepresidente dell’Assemblea Legislativa – Una nuova legge per l’integrazione e l’inclusione che si baserà sulla strategia europea del 2011, nella quale si invitano i Paesi a trovare soluzioni entro il 2020, attraverso quattro grandi pilastri: istruzione, formazione, occupazione e salute».
Scopo della legge sarà quello di superare i grandi campi a favore di soluzione abitative alternative. A partire da microaree a carattere familiare o soluzioni di tipo edilizio: «Si andrà verso il superamento dei campi con oltre cento persone attraverso microaree familiari, soluzioni per l’affitto o edilizia residenziale pubblica – aggiunge Soncini – le famiglie dovranno rispettare accordi precisi, tra i quali obblighi scolastici e il pagamento delle utenze. Il mancato rispetto vorrà dire il decadimento della concessione». Un percorso legislativo ancora lungo, per il quale è stata stanziata dalla Regione una cifra pari a circa un milione di euro, di cui 700 mila per l’adeguamento dei campi in microaree e 300 mila per la formazione e l’accompagnamento verso nuove soluzioni abitative: Nel corso dell’iter saranno coinvolti anche i Comuni. Fra questi, anche almeno dieci Comuni del Reggiano. È qui che si stima la presenza del 40% circa dei sinti presenti in Italia: 962 persone, ai quali si aggiungono 75 rom italiani, 2 rom stranieri e 5 di altra nazionalità che, in vista del prossimo censimento, rappresentano attualmente la stima dell’intera popolazione nomade presente nella nostra provincia.
Nomadi per cultura, ma che a livello regionale e provinciale sono diventati ora popolazioni per lo più stanziali: nella nostra regione, infatti, su 2.745 persone di origine rom e sinti, l’89,1% vive nel campo quasi tutto l’anno (da 9 a 12 mesi), mentre il 4,5% risiede nelle aree da 6 a 9 mesi. Solo il rimanente 6,4% presenta una certa mobilità. Ed è proprio la stanzialità la causa all’origine delle situazioni di abusivismo che la legge vuole sanare. Solo nella nostra provincia, il 79% dei campi è abusivo: 53 aree su 67. In tutta la regione, sono 66 i campi abusivi, in gran parte rappresentati proprio da aree di proprietà delle comunità rom e sinti, acquistate con la finalità di uscire dai campi. Terreni agricoli privi del permesso di costruire, sui quali è stata tuttavia edificata una forma di abitazione. Di qui la situazione di abusivismo. «In alcuni Comuni emiliano-romagnoli la soluzione degli alloggi è stata già individuata – spiega ancora Soncini – dal 2003 al 2012 sono state 568 le persone inserite in 123 alloggi. Ma ciò su cui punteremo di più è soprattutto l’iscrizione alle scuole secondarie di secondo grado, che a livello regionale nelle comunità sinti e rom si ferma al 33%. Questo è un punto di fragilità su cui occorre lavorare. Anche in considerazione del fatto che il 37,4% della popolazione è giovane. Sono soluzioni che rappresenteranno anche per i Comuni una riduzione della spesa, conferendo dignità, diritti e doveri nel pieno rispetto delle nobili culture di queste comunità».
Ma cosa fanno i rom e i sinti presenti nella nostra regione? Secondo il rapporto, alta risulta la percentuale di lavoratori autonomi (69,1%), mentre i lavori a tempo determinato o parasubordinato si fermano al 10% e quelli a tempo indeterminato rappresentano il 21%. Tra i principali settori di attività, soprattutto i circhi e le giostre.
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