Dalla “sharing economy” alla co-progettazione
L’economia condivisa al centro del secondo giorno di convegno internazionale Dai siti dove si può affittare una stanza ai luoghi in coabitazione per professionisti
REGGIO EMILIA. Si dice che in tempo di crisi nascano le idee migliori. Una delle idee vincenti è la "sharing economy", l'economia condivisa. Tanti gli esempi: "Airbnb", il sito dove chiunque può mettere in affitto una stanza o un appartamento, i "FabLab", laboratori dove regna il "fare" e vengono messi a disposizione progetti e macchinari, gli spazi di "coworking", luoghi condivisi da vari professionisti per dividersi spese e condividere idee, "Uber", il servizio di trasporto automobilistico che mette in collegamento passeggeri e autisti, gli "Orti urbani", spazi dove con altri cittadini si possono coltivare frutta e verdura. In questo mare magnum il minimo comune denominatore qual è? Si genera coesione sociale, si fa comunità, si condividono spazi e/o progetti.
Se n'è parlato ieri, in occasione dei "Social Cohesion Days". Al Tecnopolo, a raccontare esperienze di innovazione sociale sono stati diversi soggetti. Francesco Bombardi, del FabLab reggiano e primo Digital Champion di Reggio, ha parlato del Food Innovation Program, il master incentrato sui temi dell'innovazione applicata al cibo, in veste di direttore dell'Officucina, il laboratorio allestito ai Musei. «Mi piace paragonare la sharing economy al fenomeno antico dello scambio di ricette - ha detto-. Le ricette sono dei progetti veri e propri, sui quali però non ci sono brevetti, leggi di tutela. Ma sono dei valori che vengono condivisi tramandati e perfezionati continuamente. È ciò che succede nei progetti di sharing economy».
La parola è passata poi a Bertram Niessen, ricercatore dell'Università Statale di Milano, che ha affermato: «Le sharing economy include pratiche molto diverse che si basano sull'idea di far girare nuove forme di capitale». Zoe Romano, del Fab Lab di Milano, ha parlato dei maker space (spazi del fare) nei quali approdano «coloro che cercano sbocchi alternativi alla crisi o che vogliono imparare qualcosa o chi vuole costruire ad esempio un robot per il nipote». Esempio di spazio condiviso è poi il Tecnopolo, che ospita Rei: ne ha parlato Fernando Arias. Mentre Matteo Fornaciari ha parlato di Impact Hub Reggio Emilia, spazio di coworking in via dello Statuto, scelto da più di 50 professionisti. »Qui si condividono competenze, spese, relazioni. Si crea un nuovo modo di vivere, lavorare, fare ricerca». «Le pubbliche amministrazioni - ha concluso Valeria Montanari, assessore all'agenda digitale e alla partecipazione - hanno a che fare col nuovo modo della gente di partecipare. È quindi sempre più importante la co-progettazione».
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