Gazzetta di Reggio

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Garda, chiesto il processo per Coopsette

di Enrico Lorenzo Tidona
Garda, chiesto il processo per Coopsette

Il pm Silvia Bonardi chiede il rinvio a giudizio per 4 imputati reggiani (su 20 totali) per presunti abusi edilizi a Campione

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REGGIO EMILIA. Chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli indagati nell’inchiesta sulle irregolarità seguite alla riqualificazione del villaggio sorto sulle rive del lago di Garda. Una progetto finanziato con un investimento di circa 100 milioni di euro, affidato alla Coopsette di Castelnovo Sotto, al centro dell’inchiesta per presunti abusi edilizi.

Il pubblico ministero della procura di Brescia, Silvia Bonardi, ha chiesto che vengano mandati a processo i 20 indagati. Tra questi ci sono i vertici di Coopsette, legali rappresentanti dell’azienda: l’attuale presidente, Fabrizio Davoli, l’ex presidente Donato Fontanesi (al vertice fino al 2007, due anni prima dell’avvio del progetto sul Garda), e altri due reggiani, Rubens Burani e Fabrizio Vezzani, che erano a capo della Campione del Garda spa, società di scopo controllata al 48% da Coopsette che gestiva il grande cantiere.

Dopo il deposito della richiesta si dovrà attendere il 6 luglio, quando il gup Carlo Bianchetti sarà chiamato a pronunciarsi sul rinvio a giudiuzio degli imputati, buona parte dei quali ex amministratori del comune di Tremosine, nel quale è sorto il villaggio turistico formato da 300 appartamenti, parcheggi e scuola di vela, oggetto delle indagini della Guardia di Finanza di Brescia. Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, vanno dalla lottizzazione abusiva all’abuso d’ufficio. Durante l’udienza svoltasi giovedì, il pm Silvia Bonardi non ha fatto sconti, chiedendo il processo per tutte le persone coinvolte nel mega progetto immobiliare, compreso l’ex sindaco di Tremosine Diego Ardigò. Una momento cruciale dell’inchiesta sfociata nel luglio del 2013 nel sequestro dall’area turistica di Campione del Garda, frazione di Tremosine che si era affidata a Coopsette dal 2006 per riqualificazione il vecchio villaggio in un resort turistico. Dopo diversi ricorsi tra Riesame e Cassazione, i sigilli al villaggio sono stati in buona parte sciolti, ma diversi immobili restano ancora bloccati. Una vicenda che pesa in maniera considerevole sui conti di Coopsette, e che in parte ha determinato il nuovo ricorso al concordato in bianco, presentato a fine maggio per evitare l’aggressione del patrimonio della coop da parte di creditori non più intenzionati ad aspettare la restituzione dei soldi tramite il precedente piano di ristrutturazione del debito.

Le persone coinvolte a vario titolo sono quelle che hanno avallato il piano particolareggiato approvato nel 2005 e la variante urbanistica del 2010. Oltre ad Ardigò ci sono ad esempio l’ex assessore Gian Andrea Arrighini, l’architetto Mauro Salvadori, redattore del piano urbanistico. Per Coopsette la realizzazione dell’investimento sarebbe una boccata d’aria rispetto al maxi debito a passivo, ma gli ostacoli sono ben al di là dall’essere superati.

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