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«La mafia non è stata ancora estirpata»

«La mafia non è stata ancora estirpata»

Il comandante Zito lancia l’allarme: «Il rischio è che a Reggio vengano offerte nuove sponde alla criminalità organizzata»

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REGGIO EMILIA. La lotta alle mafie a Reggio Emilia non è finita.

«Il rischio – ha detto il comandante dei carabinieri di Reggio Emilia, Paolo Zito – è che si possa pensare che dopo questa operazione non ci sia più nulla da fare o da scoprire e che sia stato definitivamente estirpato il male. Questo è l’errore più grave che forse può far comodo anche a qualche reggiano che potrebbe proporsi per offrire nuove sponde alla criminalità organizzata. I settori di interesse li conosciamo: edilizia, lavori pubblici, il settore alimentare, dove si annidano le agromafie».

Un discorso enunciato durante la cerimonia avvenuta nella caserma dei carabinieri, che ieri hanno celebrato i 201 anni di vita della Benemerita con una breve ma sentita commemorazione. Il comandante provinciale ha delineato, in modo sintetico, il ruolo dell’Arma nel panorama della sicurezza della provincia indicando le linee d’intervento prioritarie. Il primo accento è stato posto sul crimine organizzato, sulle delicate attività investigative ancora in corso e sul determinante lavoro di raccolta e analisi di elementi informativi elaborati anche dai carabinieri reggiani a sostegno dei decreti interdittivi emessi dall'ex prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro e dal neo prefetto Raffaele Ruberto nell’ambito dell’azione di contrasto dell’infiltrazione mafiosa; provvedimenti che hanno portato all’estromissione di ditte dall’aggiudicazione di appalti o dall’erogazione di contributi. Da quando – nel 2012 – si è insediato al comando Zito, i militari sono stati prima impegnati nell’aggressione dei patrimoni colpendo quindi il cuore economico della cosca Grande Aracri, per poi svilupparsi attraverso una mirata azione repressiva nei confronti della ‘ndrangheta cutrese attraverso importanti operazioni Zarina e Octopus fino all’apice raggiunto nell’indagine Aemilia, dove sono confluite le indagini Barracuda e Idra dei carabinieri reggiani, che ha permesso di ricostruire il quadro completo del radicamento della cosca Grande Aracri al Nord. Zito ha poi evidenziato come la percezione della sicurezza dei cittadini reggiani resti tuttavia gravemente influenzata dalla micro criminalità. Un cenno particolare è stato infine riservato ai numerosi interventi effettuati dai carabinieri a seguito di liti e disagi familiari di varia natura, che vedono, purtroppo, come vittime, un numero di donne sempre maggiore.

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