Acqua pubblica, appello ai sindaci di 107 artisti e intellettuali reggiani
Per i firmatari lo studio di fattibilità è sostenibile: "Non sprechiamo questa occasione, diamo un futuro migliore ai nostri figli"
REGGIO EMILIA. «Vogliamo che l’acqua nella provincia di Reggio Emilia sia gestita da un soggetto interamente pubblico, controllato dalle nostre amministrazioni locali». Oltre cento artisti, operatori della cultura e professionisti reggiani. Sono i primi firmatari di un appello rivolto ai sindaci della nostra provincia, nel quale si chiede a gran voce di portare a compimento il percorso di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato, mai come in questi giorni in bilico per ragioni politiche ed economiche.
IL DOCUMENTO. “Cittadini per l’acqua pubblica”. Così si definiscono i firmatari dell’appello, che annovera già 107 adesioni. Fra queste, il presidente dell’Arci regionale, Federico Amico, lo scrittore, Giuseppe Caliceti, l’attore, Auro Franzoni, i musicisti, Fabrizio Tavernelli e Gigi Cavalli Cocchi, il regista, Alessandro Scillitani, il direttore di Istoreco, Nando Rinaldi, il cooperatore, Mauro Ponzi, il professore e musicologo, Alessandro Roccatagliati, la responsabile del Multiplo di Cavriago, Letizia Valli e il professore ed economista, Emiro Endrighi.
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L'APPELLO. «Dal referendum di giugno 2011 a oggi nelle assemblee istituzionali e politiche i sindaci hanno sempre confermato l’intenzione di tornare alla gestione pubblica dell’acqua - scrivono i firmatari – Gli studi commissionati hanno evidenziato la sostenibilità economica del progetto. L’investimento di 120 milioni (cifra in realtà prevista nello studio solo per acquisire le reti da Iren, ndr) è sostenibile sia per il tipo di mercato regolato, che porta tariffe garantite nel tempo, sia per le condizioni favorevoli di accesso al credito che il sistema finanziario garantisce in questo momento. La passata gestione pubblica, attuata con Agac tra il 1974 e il 2005, ha portato un sistema idrico integrato di qualità. È ora di riprendere quel glorioso percorso».
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LE TRE DOMANDE. Ed è a partire da queste considerazioni che i firmatari dell’appello rivolgono tre domande, indirizzandole a coloro che invece preferirebbero andare a gara, aprendo così il servizio idrico alla gestione privata: «I sostenitori della gara hanno il dovere di rispondere: se la concessione dura 25 anni, chi tutela i Comuni dal fatto che l'affidatario possa fondersi (come è avvenuto con A2A, Acea, Hera) o venga acquisito da un’azienda ancora più grande, in cui la componente pubblica diventi minoritaria e sempre più irrilevante?». E ancora: «Come si spiega che negli ultimi anni un concessionario pubblico-privato come Iren, quindi teoricamente più capace di attrarre capitale, abbia realizzato fra il 30% e il 50% in meno degli investimenti pianificati?». E infine: «Chi ci assicura che con le tariffe regolate e garantite dell'acqua Iren non vada a coprire costi dei propri settori a libero mercato come energia e gas?».
Per gli oltre cento firmatari dell’appello, «la politica della nostra terra in passato è stata capace di scelte importanti, coraggiose, di alto valore sociale che ci hanno permesso di essere un territorio modello di buona amministrazione per l'intero Paese. Scelte pragmatiche, ragionate e solide. Questa è l’occasione per confermare la nostra storia e riportare in mani pubbliche l'acqua, il bene più prezioso. Diamo un futuro migliore ai nostri figli, che saranno già adulti quando la scelta che oggi compiamo mostrerà i suoi benefici per la comunità». (e.spa.)
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