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Bergonzoni: «Coesione, ci vuole anima»

di Roberto Fontanili
Bergonzoni: «Coesione, ci vuole anima»

Si è concluso ieri il festival internazionale sotto il segno del welfare. Gualmini: «Pensiamo anche agli adolescenti»

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REGGIO EMILIA. Secondo Alessandro Bergonzoni per parlate di coesione sociale “ci vuole anima” e “bisogna sentire la paura dell'essere diseguale”, dicendosi convinto che «l'ad di un'azienda non dovrebbe essere l'amministratore delegato ma un Alighieri Dante». Così come «servono imprenditori di briga, cioè che sappiano farsi carico dei problemi» e «occorre che il cittadino torni... e vi voglio lasciare con un pensiero su oggi». A seguire, il silenzio.

La platea ha salutato con un lungo applauso l'intervento dell'attore-autore bolognese a conclusione della tre giorni del festival internazionale dedicato alla Coesione sociale che si è svolto al Malaguzzi. Un intervento affabulatorio ma tutt'altro che surreale, in cui Bergonzoni ha saputo sintetizzare con arguzia l'essenza dei dibattiti e dei confronti su cui si è snodato il primo Social Cohesion days.

Sessantacinque relatori, un premio Nobel, Romano Prodi, il ministro Mauro Poletti e 33 eventi che hanno registrato la presenza di quasi 2.500 partecipanti. Questi i numeri di una tre giorni che nella sessione conclusiva ha visto confrontarsi i componenti del comitato scientifico, la filosofa Chiara Saraceno, la vice presidente della Regione Elisabetta Gualmini oltre al vice sindaco di Reggio e assessore al Welfare Matteo Sassi, sui diversi modi su cui può essere declinato il concetto di coesione sociale. E con una sola certezza: in futuro il tema sarà quello della redistribuzione e della riorganizzazione dei servizi e delle risorse. Su questa traccia Chiara Saraceno è partita dal sottolineare l'importanza di un welfare che sappia tener conto dell'istruzione, dell'occupazione, delle pensioni, della cura e della salute e dell'assistenza, criticando i sindacati «che si sono mobilitati sull'art. 18 e non contro i tagli al fondo per la non autosufficienza e quelli all'istruzione e alla ricerca». «C'è bisogno - ha sostenuto il vicepresidente della Regione Gualmini - di ripensare l'attuale sistema nato negli anni '70, di sburocratizzarlo e rendere i servizi più versatili, flessibili, per cogliere i nuovi bisogni delle famiglie». Così come il nostro welfare «si occupa e destina molte risorse alla fascia di età 0-6 anni e agli anziani e investe poco o nulla sugli adolescenti».Per la Gualmini occorre «meno filosofia e più pragmatismo» o i problemi restano sulle spalle DELLE famiglie e in particolare sulle donne. Sulla necessità di una riflessione sul sistema di welfare attuale ha concordato anche il vice sindaco Matteo Sassi, sottolineando però che «è sbagliato giocare sulle contrapposizioni geografiche e generazionali, ma occorre tener ferma la barra della giustizia sociale».

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