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Mercatone chiude 28 sedi Rubiera si salva, per ora

di Adriano Arati
Mercatone chiude 28 sedi Rubiera si salva, per ora

Annuncio dei commissari straordinari per il 15 giugno, con proteste dei sindacati anche se ci sarebbero alcune aziende interessate all’acquisto del gruppo in crisi

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RUBIERA. Il punto vendita di Rubiera “sopravvive” al primo taglio dei negozi del Mercatone Uno, ma la tensione e la paura rimangono più che presenti. Venerdì scorso Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari, i tre commissari straordinari del gruppo in grande crisi economica, hanno formalizzato il loro piano per i prossimi mesi, che prevede la chiusura di 28 sedi commerciali a partire dal 15 giugno, e un successivo rilancio con una rete “asciugata”.

Il tutto in attesa del bando pubblico per l’acquisto dell’intero complesso aziendale. Rubiera, visto che si parla di una delle realtà più radicate produttive, rimarrà aperta. I 47 dipendenti continueranno a lavorare a turnazione, con orari ridotti e lo stipendio pagato dalla cassa integrazione straordinaria. Anche per loro ci sono tante incertezze sugli sviluppi futuri, sull’eventuale riorganizzazione dell’organico e sulle pendenze ancora da ottenere, fra mensilità e contributi previdenziali. Dovute, queste, a un forte ritardo dovuto a un inghippo burocratico al momento dell’entrata in amministrazione controllata. Se non altro, per ora tirano un sospiro di sollievo, al contrario dei colleghi di 28 punti vendita. Fra questi anche diversi in regione, come Sorbara di Modena, Parma (sede di via Fleming), Fiorenzuola D'Arda, Bertinoro e Cerasolo di Coriano nel riminese. Le persone impiegate in questi 28 negozi entreranno nella cassa integrazione straordinaria “a zero ore” o, in alcuni casi, verranno dislocate nelle sedi superstiti.

Questo per ora: i tre commissari annunciano anche la volontà di riaprire successivamente parte dei punti vendita, «in coerenza con il piano di rilancio del gruppo».

La prossima scadenza importante è quella del 30 giugno, quando si concluderà il bando pubblico di gara per la cessione del complesso aziendale, da cui potrebbe dipendere il futuro dell’intero gruppo. Al momento, spiegano i tre commissari, «ha già visto ricevere diverse adesioni».

Nel frattempo, i sindacati non approvano la scelta di chiudere le 28 sedi: «Guardiamo con una certa dose di scetticismo alla possibilità che alcuni dei negozi possano essere riaperti, in quanto una saracinesca abbassata, solitamente, allontana la clientela».

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