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il cantiere delle polemiche

L’acqua non c’entra: Park Vittoria fermo per i resti romani

L’acqua non c’entra: Park Vittoria fermo per i resti romani

Dopo le proteste il Comune fa il punto sui lavori in corso. Reggio Parcheggi aspetta il via libera della Sovrintendenza

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REGGIO EMILIA. Il problema del Park Vittoria non sono nè quel lago spuntato un giorno di maggio e mai più sparito dall’invaso del cantiere, nè la sua acqua cangiante. E men che meno un rischio sanitario derivato dall’acqua stagnante. Il problema del Park Vittoria sono quei reperti archeologici venuti alla luce dagli scavi. «Il cantiere non è fermo» dice ancora una volta il Comune in una nota in cui cerca di porre fine alle voci che le opposizioni in Sala del Tricolore e i cittadini della zona, da tempo riuniti in comitato fanno circolare da giorni. E l’unica incognita sembra essere legata ai ritrovamenti di natura archeologica. Il cantiere non è fermo. Ma «Ad oggi - dice il Comune - la società risulta in attesa dell’autorizzazione alla rimozione dei pavimenti di epoca romana e delle indicazioni da parte della Sovrintendenza, per la completa definizione delle modalità di rimozione delle stesse pavimentazioni».

I LIVELLI DI FALDA. «Il parcheggio in funzione - scrive il Comune - non sarà dotato di nessun tipo di impianto meccanico o struttura atta alla soluzione di problematiche idrauliche in quanto il volume del manufatto (un parallelepipedo che ha la base a circa 7,5 metri di profondità rispetto all'attuale pavimentazione) non interferisce direttamente con la falda freatica, che si trova a circa 20 metri nel sottosuolo di piazza della Vittoria, e non provoca particolari modifiche allo stato dell'acquifero più superficiale fatto da lenti o falde minori che, al termine dei lavori, si accumuleranno e scorreranno con andamento altimetrico e stagionale variabile ai lati e al di sotto dello stesso manufatto. In sostanza - dice ancora la nota - quando le opere di costruzione del "parallelepipedo" saranno terminate con il completamento degli scavi delle attuali aree archeologiche, la realizzazione della platea di fondazione (base) e le impermeabilizzazioni, non si svilupperanno significative interferenze con le acque presenti sia nell'acquifero più superficiale (che ad oggi si articola tra la profondità di circa meno 8.50 e meno 15.50 in parte alimentato da una falda debolmente in pressione che scorre lentamente alla quota di circa meno 5,70) e sia nell'acquifero profondo in pressione».

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L’acqua che adesso è nel cantiere non è altro che il frutto di «infiltrazioni naturali, dovute semplicemente al normale ripristino del livello di falda-lente d'acqua». Per questo «non viene rimossa, poiché la sua rimozione non determinerebbe altro che ulteriore richiamo dall’esterno di acqua di falda. Togliere l'acqua in questo momento dalla zona di cantiere non sarebbe servito a nulla, in quanto l'acqua filtrerebbe di nuovo dall'area attigua oggetto degli scavi archeologici: in quest'ultima area non è ovviamente possibile intervenire ora con operazioni di impermeabilizzazione. Per questa ragione si è deciso di concentrare le operazioni di pompaggio dell'acqua in un'unica fase al termine delle operazioni di scavo archeologico». Fin qui il tema dell’acqua.

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RISCHIO SANITARIO. Ma in queste ore c’è chi ha adombrato anche rischi per la salute, a cominciare dalla possibile invasione di zanzare tigre. Possibilità che il Comune peraltro non esclude, limitandosi a sottolineare come «non vi è alcun pregiudizio per la salute pubblica, in quanto l’acqua presente nello scavo è soltanto acqua proveniente dal sottosuolo. Nessuna delle lavorazioni in atto nel cantiere- dice ancora il Comune - può costituire potenziale agente di contaminazione delle acque. I tecnici di cantiere che monitorano in continuo lo stato altimetrico dell'acqua avranno successivamente il compito di produrre tutta la documentazione scientifica ed amministrativa per ottenere l'autorizzazione allo scarico dell'acqua in fognatura».

ANCHE GLI ALBERI. Insomma, quell’acqua non è un problema. Nemmeno per gli alberi del Parco del Popolo. «La situazione attuale non porta alcun pregiudizio al naturale approvvigionamento idrico delle essenze arboree presenti nel parco del Popolo».

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