La musica di Reggio Emilia in volo verso Sirio
Beethoven inciso dal Quartetto Italiano adesso è 16 miliardi di chilometri dalla Terra, fra 296.000 anni sarà accanto alla stella Sirio
REGGIO EMILIA E’ un disco d’oro, di oro vero; con sopra tanti segni di difficile comprensione. Sembrano graffiti, tracce che rimandano a quelle lasciate dagli uomini primitivi sulle pareti delle caverne. Il passato e il futuro dell’universo si toccano in questo disco d’oro trasportato nello spazio dalla sonda americana Voyager 2, lanciata nel 1977 e in viaggio ormai oltre le orbite dei pianeti del sistema solare
. Questo disco venne concepito dagli scienziati della Nasa per comunicare a eventuali abitanti di mondi lontani l’esistenza di una civiltà – quella della Terra – capace di evolversi scientificamente. Sul disco sono incisi alcuni fra i suoni più belli e significativi che si possono incontrare sul nostro pianeta: il vento, la pioggia, il tuono, la voce dell’uomo che saluta in decine di lingue. E poi c’è la musica, espressione del genio terrestre.
Il comitato scientifico della Nasa decise di mandare un brano che potesse essere decifrato come prodotto dell’intelligenza del nostro pianeta. Si scelse la bellezza di un quartetto di Beethoven, in particolare la Cavatina dal quartetto opera 130, uno fra gli ultimi composti dal tedesco. Fra tutte le incisioni esistenti, sul disco d’oro fu riprodotta quella registrata nel 1968 dal Quartetto Italiano, il gruppo dei reggiani Paolo Borciani ed Elisa Pegreffi – i violini – che suonavano insieme al violista Piero Farulli e al violoncellista Franco Rossi. La musica degli artisti reggiani adesso viaggia nello spazio infinito nella speranza che possa essere trovata, e soprattutto compresa, da altre civiltà.
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«La Voyager 2 – spiega l’astronomo Sandro Bardelli dell’Istituto nazionale di astrofisica, ricercatore che lavora all’Osservatorio di Bologna – adesso si trova a 16 miliardi di chilometri dalla Terra e viaggia a una velocità di circa 55.000 chilometri orari. Una distanza tale che la luce per arrivare a questa sonda impiega 30 ore. L’anno prossimo entrerà in quello che si definisce lo spazio interstellare, cioé abbandonerà per sempre l’area dell’universo nella quale riescono ad arrivare le particelle solari».
Fra meno di un anno quindi anche il disco con la musica del Quartetto Italiano entrerà nell’ignoto, abbandonerà il sistema solare per un viaggio che non conosce limiti. «Fra circa 40.000 anni – illustra Bardelli, scienziato che si occupa anche della divulgazione nelle scuole – la Voyager 2 passerà a una distanza di 1,7 anni luce dalla stella Ross 248, nella costellazione di Andromeda. Poi la sua rotta la porterà molto più lontano, verso Sirio, a 8,6 anni luce dal nostro Sole. Questo accadrà fra 296.000 anni. Tuttavia, senza pensare a un futuro così lontano, il cordone ombelicale fra la Terra e la Voyager 2 sarà reciso molto prima, perché le comunicazioni diventeranno impossibili già fra il 2020 e il 2025, quando gli apparati di comunicazione della sonda non avranno più energia».
Da quando cesseranno i segnali, la Voyager 2 rimarrà completamente abbandonata nello spazio. Dopo aver portato a termine la propria missione di esplorazione di Giove, Saturno, Urano e Nettuno, sarà destinata a vagare per sempre nello spazio con le tracce dell’uomo incise sul disco d’oro nella speranza che qualche altra forma di vita riesca a trovarle e interpretarle.
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«Una decifrazione completa dei suoni e della musica da parte di alieni – aggiunge l’astronomo – è poco probabile, considerando che con le tecnologie attuali anche sulla Terra ci sarebbero difficoltà a riprodurre un disco come quello. Più che altro lo scopo della Nasa era creare un oggetto che sapesse far capire agli abitanti di altri mondi che nell’universo esiste una civiltà, appunto la nostra, capace di svilupparsi scientificamente».
Anche se le probabilità sono infinitesime, resta il sogno che la musica del Quartetto Italiano possa in un futuro fantasticamente lontano essere ascoltata in qualche angolo remoto dell’universo. «La Voyager 2 – spiega Bardelli – non è destinata a un atterraggio su altri pianeti ed è così piccola che non potrebbe essere ragionevolmente avvistata. La speranza è che qualche astronave spaziale incroci la sua rotta».
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