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"Troppi rischi", il Pd stronca il piano per l'acqua pubblica

"Troppi rischi", il Pd stronca il piano per l'acqua pubblica

Secondo la direzione del partito, l'investimento da 220 milioni di euro mette a repentaglio l'equilibrio economico-finanziario di numerosi Comuni. "Serve un'altra soluzione tecnica"

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REGGIO EMILIA  Affrontare un investimento da 220 milioni, in questo momento, è impossibile per i comuni. I legacci della Legge di Stabilità prevedono accantonamenti e chi sgarra sui bilanci rischia grosso. Per questo motivo la direzione provinciale del Partito Democratico di Reggio Emilia boccia di fatto il piano originario per riportare i servizi idrici nei mani dei sindaci. L'acqua pubblica, quindi, resterà un miraggio ancora per diverso tempo, probabilmente anni. La ripubblicizzazione, tema affrontato ieri sera, è stata in sostanza stroncata. L'ipotesi di creare una società pubblica per la gestione del servizio idrico sul territorio, portata avanti dall'assessore Mirko Tutino è bocciata.

In un documento approvato a larga maggioranza (con tre soli voti contrari e una astensione) infatti, il Partito Democratico giudica troppo pesanti le ripercussioni economiche della newco sui bilanci dei comuni che dovrebbero diventarne soci e sollecita quindi anche i parlamentari del territorio a individuare soluzioni alternative che rispettino l'esito del referendum 2011.

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"I numeri messi in evidenza nello studio di fattibilità intrecciati con questo contesto normativo nazionale, mettono potenzialmente a repentaglio l'equilibrio economico-finanziario di numerosi Comuni già ad oggi espropriati della propria autonomia di bilancio - è la nota messa insieme dai vertici del Pd reggiano dopo un incontro - Un blocco simultaneo di diversi enti avrebbe conseguenze sociali e sui servizi inimmaginabile, a partire da coloro che oggi hanno più bisogno di aiuto".

"Questo significa - prosegue il comunicato - che è necessario individuare un’altra soluzione tecnica, che garantisca a Reggio Emilia il più possibile il controllo della “sua” acqua, della sua qualità, del suo costo, della sua gestione, andando oltre l’attuale sistema e rispettando quello che è il dettato delle norme di bilancio, anche attraverso gli opportuni strumenti societari. La Direzione del Pd dà mandato agli amministratori di agire in questo senso, assicurando il più ampio sostegno  e chiede un contributo fattivo dei propri esponenti nazionali anche su questi temi, più vicino al senso dell’esito referendario".

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Nonostante gli appoggi a livello nazionale, il referendum locale, il via libera in consiglio comunale a Reggio e la petizione sottoscritta da 106 tra artisti, operatori culturali e professionisti reggiani, il piano sembra arenarsi.

"La Direzione del Partito Democratico di Reggio Emilia afferma che già oggi la proprietà delle reti in provincia è indissolubilmente pubblica - mette le mani avanti il partito - che il nostro servizio idrico è riconosciuto come ai massimi standard di qualità a livello nazionale, con uniformità di servizio dal crinale al Po. Questa qualità va difesa ed incrementata secondo i principi di territorialità, trasparenza e controllo per evitare derive speculative nelle modalità di gestione ed anche per assicurare corrette politiche tariffarie che tutelino i cittadini". 

"Così come va tutelato il livello occupazionale che oggi consta di oltre 300 persone impegnate quotidianamente a garantire il servizio alla comunità reggiana. La Direzione prende atto di quanto scritto all'Articolo 1, comma 609, lettera B della Legge di Stabilità 2015: “Nel caso di affidamento in house, gli enti locali proprietari procedono, contestualmente all'affidamento, ad accantonare pro quota nel primo bilancio utile, e successivamente ogni triennio, una somma pari all'impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio nonché a redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house”.




 

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