Mosaici al Park Vittoria, la soprintendenza è vicina al “sì”
Il via libera della Commissione sul patrimonio culturale dovrebbe arrivare a giorni. Podini: «I reperti saranno valorizzati»
REGGIO EMILIA. «La rimozione dei mosaici avverrà a seguito dell’autorizzazione della Commissione regionale per il patrimonio culturale». E poi: «Non vi è relazione fra la presenza dell’acqua e i rinvenimenti archeologici, che si trovano ben al di sopra della falda». L’ultimo sopralluogo al cantiere lo ha eseguito proprio ieri pomeriggio, quando è tornato al Park Vittoria per fare il punto sui manufatti emersi durante i lavori di scavo: tre pavimenti in cocciopesto e un mosaico, gravemente danneggiati dal fossato medievale della cittadella e dai successivi interventi sull’Isolato San Rocco, che rappresentano una delle ultime testimonianze di un antico insediamento romano, a due passi dalla via Emilia.
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Per il funzionario della soprintendenza ai beni culturali, Marco Podini, il momento della rimozione dei mosaici si avvicina. Sarà quella la fase in cui il cantiere del discusso parcheggio interrato in piazza della Vittoria potrà ripartire con circa tre mesi di ritardo, come reso noto nell’ultima riunione della commissione Uso e assetto del territorio dal tecnico comunale Elisa Pedroni, membro dell’unità di progetto Città storica.
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Un via libera atteso dal Comune anche per svuotare lo scavo dall’acqua. Prima di procedere con le operazioni di aspirazione, infatti, dal Comune hanno fatto sapere di essere in attesa proprio dell’ok della Commissione regionale per il patrimonio culturale, formata da tutti i soprintendenti e i dirigenti presenti in Emilia-Romagna. La commissione ha già concluso la procedura relativa al Park Vittoria, disponendo modalità e tempi di rimozione. Al momento, sul destino dei reperti manca quindi solo la comunicazione ufficiale, che arriverà nei prossimi giorni. «Sui tempi del cantiere non abbiamo informazioni specifiche – aggiunge Podini in relazione ai ritardi dichiarati dal Comune – La rimozione dei mosaici consisterà in un distacco conservativo dei pavimenti e nella relativa collocazione su pannelli mobili, a seguito di operazioni di pulizia e consolidamento degli stessi, ai fini di una corretta conservazione e valorizzazione».
Ma, una volta rimossi, dove verranno sistemati i reperti? «I pavimenti verranno adeguatamente immagazzinati in attesa della loro sistemazione definitiva», conclude il funzionario.
Quanto all’ipotesi di nuovi rinvenimenti durante la continuazione dei lavori, per Podini è un’eventualità che si può escludere: «Visti l’urgenza e le ragioni di necessità dell’epoca, la ricostruzione post-bellica della città, avvenuta negli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, è stata condotta con scarsa, se non nulla, attenzione al deposito archeologico esistente e senza la realizzazione di un scavo corretto dal punto di vista della metodologia archeologica: la costruzione dell'isolato San Rocco è certamente stata un’operazione di tipo distruttivo per l’archeologia».
Secondo quanto rilevato dall’archeologo reggiano Maurizio Forte, il ritrovamento del cocciopesto lascerebbe intendere l’antica presenza di reperti ben più rilevanti di quelli ritrovati: una testimonianza dell’antica Regium Lepidi andata distrutta, ma su cui c’è ancora molto da scoprire. «Concordo sul fatto che Reggio Emilia, in età romana, fosse una città di media grandezza - afferma Podini – Per il resto, un pavimento in cementizio meglio noto anche se impropriamente come cocciopesto, non qualifica il carattere di pregio o meno di un'abitazione, ma fornisce piuttosto altri indizi. Come rispetto alla cronologia, alla funzione e alle caratteristiche tecniche dell'edificio. Nel caso dei rinvenimenti di piazza della Vittoria, i pavimenti, rinvenuti in condizioni di conservazione mediocre (spogliati dei loro muri, tagliati da fosse di scarico e buche di palo), fanno parte della parte meridionale di una domus il cui settore settentrionale è stato, invece, completamente asportato dalla realizzazione del fossato della cittadella. La domus si trovava ai margini della città romana, alla periferia nord-occidentale e distante (per i parametri dell’epoca) dalla zona in cui si collocava il foro».
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