Gazzetta di Reggio

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Acqua pubblica bocciata tra le assenze

di Evaristo Sparvieri
Acqua pubblica bocciata tra le assenze

Una quindicina le persone con diritto di voto presenti al momento della decisione, arrivata a notte fonda. Manca un piano B

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REGGIO EMILIA. Bocciato. A notte fonda. Da poco più di una quindicina di votanti. Solo tre i favorevoli, ai quali si aggiunge un astenuto. Senza un’alternativa tra le mani. Il piano di fattibilità sull’acqua pubblica presentato dall’assessore comunale, Mirko Tutino, non passa l’esame della direzione Pd, portando in alto mare il processo di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. È l’una di notte quando nella sede di via Gandhi viene approvato un documento che rappresenta una sintesi del dibattito della serata: di fatto, una bocciatura al piano di Tutino, illustrato ad inizio riunione ad una platea di circa sessanta persone da Tania Tellini, responsabile provinciale Pd Ambiente.

Al momento del voto, dopo una quindicina di interventi, oltre la metà dei presenti era già andata via. E, alla resa dei conti, l’approvazione del documento è arrivata da appena una quindicina di persone con diritto di voto, sancendo la bocciatura. A votare contro il piano, tra gli altri, il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi e il presidente della Provincia, Giammaria Manghi. E poi Roberto Ferrari, Malvasi, Cavallaro. A favore, invece, oltre allo stesso Tutino, il sindaco di Quattro Castella, Andrea Tagliavini, e Alessandra Rompianesi, assessore di Quattro Castella.

Questioni economiche e normative. Motivazioni che si sono assommate nel dire “no” allo studio realizzato da Agenia per Agac infrastrutture: un investimento da circa 220 milioni, giudicato impossibile da sostenere per i Comuni, soprattutto per i vincoli imposti alle amministrazioni dalla legge di Stabilità. Ragioni indicate anche nel documento della direzione, nel quale si rileva che «i numeri messi in evidenza nello studio di fattibilità, intrecciati con il contesto normativo nazionale, mettono potenzialmente a repentaglio l’equilibrio economico-finanziario di numerosi Comuni già ad oggi espropriati della propria autonomia di bilancio». Nel documento, anche un passaggio nel quale si giudica «ai massimi standard di qualità a livello nazionale» l’attuale servizio idrico reggiano, di cui «va tutelato il livello occupazionale che oggi consta di oltre 300 persone impegnate quotidianamente».

Quanto all’ipotesi di un piano B, bisognerà ripartire quasi da capo. E dal Pd rilevano che «è necessario individuare un’altra soluzione tecnica, che garantisca a Reggio Emilia il più possibile il controllo della “sua” acqua, della sua qualità, del suo costo, della sua gestione, andando oltre l’attuale sistema e rispettando quello che è il dettato delle norme di bilancio, anche attraverso gli opportuni strumenti societari».

Per questo motivo, la direzione ha dato mandato agli amministratori «di agire in questo senso, assicurando il più ampio sostegno e chiede un contributo fattivo dei propri esponenti nazionali anche su questi temi, più vicino al senso dell’esito referendario». Un nuovo tavolo, insomma, guidato questa volta da Vecchi e Manghi, che se vorranno davvero arrivare ad una società pubblica dovranno serrare i tempi. Non solo perché la scadenza per andare a gara, affidando così il servizio idrico ad un privato, è fissata al 30 settembre. Ma anche perchè lo studio di fattibilità prevedeva condizioni di accesso al credito vantaggiose che di qui alla realizzazione di un eventuale piano B potrebbero svanire.

La riunione di via Gandhi, comunque, altro non rappresenta che un ennesimo preludio: quello all’assemblea dei sindaci, in programma alla fine della prossima settimana, dove – si spera – rispetto alla direzione Pd la partecipazione dei primi cittadini al voto sarà più consistente.

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