Confindustria Emilia la fusione con Reggio resta un miraggio
Modena, Bologna e Ferrara insieme nella macrosigla Via Toschi non discuterà il punto nemmeno in assemblea
REGGIO EMILIA. Le aggregazioni, si sa, fanno bene alle imprese e sono un’antidoto alla crisi. Un mantra ribadito ad ogni assemblea degli industriali ma che difficilmente uscirà dalla bocca deI mille e rotti associati invitati al plenum di Unindustria Reggio Emilia fissato per il 19 giugno al Teatro Valli. La sigla presieduta da Mauro Severi non ha infatti alcuna intenzione di seguire Modena, che due giorni fa ha ufficializzato la fusione con Bologna e Ferrara. Quest’ultima non è un’operazione di facciata bensì la formazione di un vero e proprio soggetto coeso e che avrà una casa - e una cassa - comune, Confindustria Emilia, dentro la quale confluiranno i patrimoni della triplice alleanza dalla quale Reggio resta a distanza di sicurezza.
L’operazione “Emilia” ha portato all’unione di 3.400 imprese sotto uno stesso tetto, per un totale di 151mila dipendenti nelle aziende associate e 17 milioni di contributi raccolti tra gli associati. . Una massa uniforme anche a livello industriale, che ha dato vita al più grande “distretto sindacale” del manifatturiero in Italia, in grado di parlare a una voce sola ai tavoli che contano.
Le aquile reggiane per ora si tengono stretto il loro tesoretto - oltre ai mille associati c’è il patrimonio immobiliare - facendo leva sulla riforma Pesenti varata dalla Confindustria nazionale che invita caldamente le sigle con meno di mille associati alla fusione con le territoriali più vicine. Entro il 2017 le associazioni locali dovrebbe dimezzarsi. Reggio (49.000 addetti derivati e circa 50 dipendenti diretti nella sede di via Toschi) può quindi restare indipendente, dovendo peraltro terminare la fase di digestione della fusione con i fuoriusciti dall’ex Api locale. Troppo presto per imbarcarsi in un’altra impresa del genere, soprattutto perché Reggio ha i conti a posto e non necessita di scialuppe di salvataggio.
Da tempo Bologna e Modena corteggiano il presidente Severi e i suoi associati, che dopo essersi defilati sono stati rimpiazzati da Ferrara. I numeri in campo fanno capire quanto strategica sia però Reggio per far decollare il progetto Emilia. Bologna fa chiaramente la parte del leone con 1.900 soci e 92mila addetti nelle aziende. Lasciando come criterio il numero di associati, Reggio si piazza seconda - circa 1.100 - e quasi 60mila addetti. Poi c’è Modena, sotto quota mille associati ma 60mila addetti. Ultima Ferrara, che era la più piccola e che doveva necessariamente compiere un passo verso l’altare, riuscita a convincere i suoi 400 associati che rappresentano 20mila dipendenti.
Nonostante i corteggiamenti il tema della fusione non stuzzica l’appetito dei reggiani, che sono comunque in buoni rapporti con i cugini emiliani. Segno è la presenza all’assemblea di Modena, forma di cortesia istituzionale durante la quale si è celebrata la nascita di Confindustria Emilia che ha lasciato le porte aperte a Reggio. Con Modena, inoltre, c’è un rapporto d’affari in comune. Dall’inizio del 2012 è stata avviata infatti l’attività della società collegata Confindustria Servizi Modena Srl, che gestisce il servizio verso i clienti della provincia di Modena (elaborando circa 30.000 cedolini paga) allargatasi a Reggio, e che nel 2013 produceva un fatturato di oltre 3 milioni di euro. Restare fuori dal recinto di Confindustria Emilia, potrebbe semmai escludere Reggio dagli eventuali giochi in capo alla sigla maggiore. Per ora, l’unica cosa certa è la mancanza dell’argomento nella scaletta dell’assemblea della prossima settimana. Un messaggio chiaro a quanti coltivano speranze nel breve periodo.
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