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Dai lavori utili al liceo Il percorso dei profughi

di Serena Arbizzi
Dai lavori utili al liceo Il percorso dei profughi

Correggio: tracciato il bilancio dei progetti di integrazione a un anno dall’arrivo Menozzi, cooperativa L’Ovile: «In cantiere un progetto di inclusione al Corso»

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CORREGGIO. Quindici persone con storie profondamente diverse da raccontare, il più delle volte drammatiche se non tragiche, arrivate in Italia, e in particolare a Correggio, con la speranza di trovare un futuro migliore, come antidoto a un passato disperato.

Correggio ha sviluppato una forte cultura dell’accoglienza e ha teso la mano a quindici profughi arrivati sul territorio: di questo si è parlato durante l’incontro, organizzato dalla Caritas con il patrocinio del Comune, lunedì sera a Palazzo dei Principi in corso Cavour. Il tema, accattivante e senza dubbio attuale, della serata era: “Profughi, chi sono e da dove vengono?” ed è stato approfondito con la partecipazione di Valerio Corghi della Caritas, Tommaso Menozzi della cooperativa L’Ovile, Mario Cipressi del Ceis, Marco Aicardi della Dimora d’Abramo, introdotti e moderati dal vice sindaco Gianmarco Marzocchini.

La sala al piano terra di Palazzo dei Principi era affollata, a conferma di quanto il tema sia sentito anche a livello locale. «Come cooperativa Ovile e Ceis – hanno affermato Tommaso Menozzi e Mario Cipressici – ci occupiamo di 11 profughi in due appartamenti: 7 si trovano in via Vela, 4 in quello gestito dalla Ceis più in centro. Altri 3 sono ospiti dell’ostello, in attesa di essere inseriti in appartamento. Nel corso di quest’anno, abbiamo avuto due sostituzioni: una di queste persone si è allontanata, uscendo dal percorso Mare Nostrum, un’altra ha ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Anche il Ceis ha registrato l’allontanamento di una persona, che è stata poi sostituita».

Per quanto riguarda la nazionalità, degli 11 profughi ospiti 9 provengono dal Mali e 2 dal Senegal: la comunità correggese ha avuto modo di vederli protagonisti di lavori socialmente utili negli ultimi mesi. «Con il Comune abbiamo approntato un percorso ad hoc che ha previsto una fase iniziale di formazione – ha spiegato Menozzi –. I lavori socialmente utili intrapresi dai ragazzi consistono in attività di pulizia delle strade e dei parchi da rami, erbacce e foglie. Si tratta di un’esperienza che dura da gennaio e, dopo tre settimane di pausa tra marzo e aprile, sta ancora proseguendo». Quando svolgono queste mansioni, i profughi sono coperti da assicurazione, dotati di scarpe antinfortunistiche e abbigliamento che li renda visibili. Ma sono state anche altre le prove di integrazione con il territorio. Lo scorso Natale i ragazzi hanno invitato gli insegnanti del Centro Territoriale Permanente proponendo i loro piatti tipici e dando un assaggio, contemporaneamente, della loro cultura. La persona più anziana ha fatto da cerimoniere, pronunciando il discorso di benvenuto e guidando i commensali nelle varie fasi dell’appuntamento. Dall’incontro di lunedì, poi, è scaturita l’idea di organizzare laboratori e momenti formativi a scuola. «Abbiamo preso contatti con una professoressa del liceo Corso e a partire dall’autunno vorremmo organizzare un percorso comune», ha concluso Menozzi.

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