Don Goccini: «Bimbi di ogni religione nei nostri campi estivi»
Il responsabile della Pastorale giovanile sul caso del bambino musulmano respinto: «È un’attività aperta a tutti, anche se promossa dalle comunità cristiane»
REGGIO EMILIA. «Nei campi estivi delle parrocchie partecipano bambini di ogni confessione religiosa perché si tratta di un’attività aperta a tutti, anche se promossa dalle comunità cristiane». Don Giordano Goccini, responsabile della Pastorale giovanile della Diocesi e direttore dell’oratorio cittadino Don Bosco, fa chiarezza su quale sia la posizione della chiesa sul rapporto tra le parrocchie e i ragazzi di altre fedi
Un argomento emerso dopo il caso avvenuto a Buco del Signore, dove un bambino si sarebbe visto respingere l’iscrizione al Grest perché musulmano, secondo quanto raccontato dalla madre, mentre il prete ha detto alla Gazzetta che semplicemente non c’erano più posti.
Don Goccini, non conoscendo la vicenda di Sant’Anselmo non entra nel merito, ma spiega quale sia la realtà delle parrocchie reggiane. «A Reggio e in Italia la politica è quella dell’accoglienza. Ci sono iniziative strettamente confessionali, che fanno parte dell’attività delle parrocchie, ed iniziative che sono invece molto aperte. Quello che accade nell’oratorio è tendenzialmente molto aperto e si rivolge ai ragazzi a 360 gradi, senza alcuna distinzione di confessione religiosa. Mentre, ad esempio, le attività dei gruppi dell’azione cattolica è chiaro che prevedono una formazione cristiana. Il centro estivo è una di quelle iniziative, come il doposcuola, rivolte a tutti». Nel caso di Sant’Anselmo, il problema sarebbe sorto perché l’iscrizione sarebbe stata subordinata al fatto che il bambino partecipasse alla preghiera. La madre ha detto di non essere contraria al fatto che il figlio entri in chiesa, ma ha chiesto che non pregasse.
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In via Adua, dove i bambini musulmani sono un terzo degli iscritti, hanno trovato il modo di tenere tutti insieme anche in questi momento.
«L’oratorio è un cortile, animato da una comunità cristiana. Il centro estivo è fatto da una comunità parrocchiale e dunque si prega anche. Preghiamo alla mattina, a pranzo e alla sera. Abbiamo trovato un modo che vada bene a tutti. Ci rivolgiamo al Padre celeste che tutto dona. Il Dio unico che appartiene a tutti. Non faccio la catechesi su Gesù, ma possiamo pregare Maria che è riconosciuta anche dall’islam. I ragazzi musulmani partecipano anche ai nostri pellegrinaggi, come il cammino che facciamo da Mantova a Lucca in estate. Talvolta chiedo loro di fare una preghiera alla loro maniera, ma ovviamente non chiedo che partecipino alla messa».
Per don Goccini la politica dell’accoglienza e del dialogo è fondamentale per evitare i problemi delle seconde generazioni, che in altri Paesi stranieri si sono già evidenziati in modo talvolta drammatico e che anche in Italia si manifestano da qualche tempo.
«Ci sono molti ragazzi che si chiedono a quale cultura appartengano – dice il sacerdote – Si chiedono se sono figli del mondo dei genitori, che non conoscono, ma di cui vivono le regole in casa, o se appartengono a un mondo che conoscono, quello dei compagni di scuola, da cui si sentono attratti per tanti aspetti. È un problema d’identità che riguarda anche noi e che non possiamo ignorare, perché questi ragazzi sono reggiani, cresciuti e in tanti casi nati qua».
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