Pensioni, lo Spi Cgil lancia l’allarme: «La rivalutazione è finta»
La segretaria provinciale di Reggio Emilia Marzia Dall’Aglio: «Se il decreto entrerà in vigore così come è stato pensato i pensionati perderanno quattro volte quello che gli verrà restituito»
REGGIO EMILIA. Nel nostro paese i pensionati sono 16.761.445. A Reggio Emilia e provincia sono 110 mila con una pensione media mensile di 1.250 euro. Di questi, 20mila percepiscono una pensione minima, tra i 500 e i 750 euro al mese. Molti di loro, in questi giorni stanno letteralmente subissando di richieste di chiarimenti gli uffici dello Spi Cgil.
Marzia Dall’Aglio, segretaria provinciale del sindacato pensionati della Cgil reggiana è categorica: in questa rivalutazione non si soddisfa il riconoscimento di un diritto e soprattutto, ancora una volta «si fa strame del principio di equità».
Per scaricare il documento, cliccate sulla freccetta in basso accanto alla scritta Scribd. Se volete zoomare, cliccate sulla lente d'ingrandimento con il segno più. Se volete aprirli in una nuova finestra a schermo intero per visualizzarla meglio, cliccate sul rettangolo in basso a destra.
Chi tra questi pensionati ha diritto alla rivalutazione prevista dal Decreto governativo?
«Premesso che il Decreto dovrà essere convertito in legge, quindi con tutte le incognite del caso, i pensionati che attualmente avrebbero diritto alla perequazione sono coloro che nel 2012 avevano una pensione mensile lorda superiore ai 1.443 euro (tre volte il trattamento minimo) e tutti quelli che, sempre nel 2012, avevano una pensione non superiore a 2.810 euro mensili , che non è una cifra a caso, ma corrisponde a sei volte il trattamento minimo».
Insomma, i pensionati ci stanno perdendo...
«I pensionati perderanno un importo di quattro volte superiore a quello che verrà loro corrisposto».
Lo Spi Cgil cosa sta facendo in risposta a questa situazione?
«Il provvedimento emesso dal governo è per noi assolutamente insoddisfacente, sia per la misura della restituzione del maltolto, sia per quella degli adeguamenti previsti, e non risponde ad una esigenza fondamentale dei pensionati che è quella di mantenere il potere d'acquisto delle pensioni acquisite con i contributi previdenziali versati durante la vita lavorativa. Questa posizione dei Sindacati dei pensionati Cgil, Cisl e Uil è stata espressa nell'audizione in sede di Commissione Lavoro della Camera e verrà ribadita con forza nell'incontro con il governo, nella persona del ministro Poletti, che si terrà il prossimo lunedì 15 giugno. Incontro chiesto ed ottenuto per la mobilitazione dei sindacati dei pensionati. Nel frattempo si sta sviluppando in tutto il Paese una azione informativa e di mobilitazione a sostegno del riconoscimento di questo fondamentale diritto».
Molti pensionati si sono rivolti alle vostre sedi sindacali per chiedere informazioni. Vogliono sapere se è possibile fare ricorsi individuali. Quali sono le vostre indicazioni?
«Intanto invitiamo tutti a partecipare alle nostre iniziative sindacali per condizionare positivamente gli sviluppi nella conversione in legge del Decreto. Per questa ragione al momento non è opportuno fare ricorsi individuali. In una fase successiva valuteremo la possibilità di presentare ricorsi pilota per produrre in sede giudiziale un possibile ulteriore pronunciamento della Corte Costituzionale».
Renzi sembra determinato a continuare su questa strada. Con il Governo come la mettiamo?
«Abbiamo presentato una piattaforma unitaria che mette insime le tre sigle sindacaliCgil Cisl Uil per cambiare la legge Fornero, sia per quanto riguarda la difesa del potere di acquisto delle pensioni sia per la modifica dell'età pensionabile. Abbiamo chiesto una sanatoria definitiva per gli esodati e un riassetto completo del sistema previdenziale che tuteli i giovani».
C'è però un debito pubblico con cui bisogna fare i conti...
«Il governo deve smetterla di fare cassa con le pensioni, il debito pubblico non è stato originato dalla spesa previdenziale e neppure dalla spesa assistenziale. Bisogna cambiare politica, a partire da una vera riforma fiscale e con un intervento straordinario di reperimento risorse dai grandi patrimoni e dalle grandi ricchezze, è necessario rilanciare il lavoro e l'occupazione, snodo fondamentale per raggiungere anche un sistema di previdenza equo, solidaristico e a gestione pubblica. E un'ultima battuta, se mi permette, vorrei farla al nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi».
Prego...
« Con lo slogan "Cambiare verso" ci saremmo aspettati dal governo una diversa politica economica e una maggiore giustizia sociale. Finora invece non abbiamo visto nessun cambiamento di rotta. Il tempo della propaganda è scaduto: chiediamo meno slogan e più sostanza».
Perchè i pensionati che percepiscono una pensione inferiore a tre volte il trattamento minimo non sono coinvolti da questa rivalutazione?
«Non ne sono coinvolti in quanto la perequazione automatica delle loro pensioni al costo della vita, previsto dall'Istat, anche per gli anni 2012 e 2013, gli è già stata riconosciuta al 100%».
Ai pensionati che ne hanno diritto, quando e in quale misura verrebbe riconosciuta la rivalutazione delle pensioni in base al Decreto?
«La misura che verrebbe riconosciuta per la rivalutazione delle pensioni, in base al Decreto, è molto parziale e differenziata in modo decrescente in rapporto al valore pensionistico. Le somme riconosciute fino al 31 luglio 2015 verranno corrisposte da agosto a titolo di arretrati. Inoltre sarà corrisposta una prima tranche di aumento sulle pensioni correnti, per un massimo di 8,10 euro mensili, e una seconda tranche dal 1° gennaio 2016 che oscillerà, in modo decrescente, dai 20 agli 8 euro mensili. Il sindacato Spi Cgil, in collaborazione con il patronato Inca, è in grado di dare informazioni più dettagliate e precise in tutte le sedi in rapporto alle specifiche situazioni individuali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
