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Ricerca d'avanguardia nei laboratori del Santa Maria Nuova

Ricerca d'avanguardia nei laboratori del Santa Maria Nuova

Reggio Emilia: la “nutraceutica”, sintesi di nutrizione e farmaceutica sta portando dai laboratori due brevetti all’ospedale

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REGGIO EMILIA.  Cento progetti di ricerca, di cui molti tra il molecolare e clinico, ovvero di tipo “traslazionale”,  usando un anglismo entrato nei linguaggi ufficiali e che significa “di traduzione”: è questo il bilancio in attivo dell’IRCCS-ASMN di Reggio Emilia, rendicontato al ministero della salute.

La spinta verso l’innovazione nel campo della salute ha portato a programmare, costruire e realizzare dei nuovissimi e moderni laboratori di ricerca al Santa Maria e all’acquisizione di attrezzature all’avanguardia.

L’opera di costruzione non significa solo “mura” e banconi ma anche il reclutamento di giovani laureati motivati e pieni di energia, sia reggiani che dal resto d’Italia, che stanno facendo dell’ospedale un centro studi molto stimato e apprezzato nel nostro paese.

Una delle tematiche principali è quella dell’alimentazione, tema di EXPO, e anche tema culturalmente e tradizionalmente sentito in Emilia. Si va da studi su dieta nei pazienti a rischio di sindrome metabolica o tumori, nutrizione clinica in sede anche preoperatoria, allo studio degli effetti “farmaceutici” di molecole originate da cibi e bevande, come il resveratrolo dal vino rosso, lo xantoumolo dalla birra luppolata, o il recupero scarti di prodotti alimentari come le acque di vegetazione dell’olio di oliva che possono rappresentare una miscela ricca di polifenoli anti-infiammatori.

La “nutraceutica”, sintesi di nutrizione e farmaceutica sta portando dai laboratori due brevetti all’ospedale e le collaborazioni con realtà reggiane si espandono alla parte didattica e pratica.

Nuovo acquisto è anche il sistema di “next generation sequencing”- la sequenza della prossima generazione” che consente di leggere il linguaggio criptato dei geni.

Può dirci ad esempio quali sono le specifiche mutazioni di un tumore, per indirizzare contro di loro la più adatta terapia “a bersaglio”; può indicarci se c’è un polimorfismo tipico di un certo tipo di popolazione che cambia la risposta a un farmaco; può rivelarci la presenza di un’alterazione, magari ereditaria, che predispone a un rischio. Inoltre il futuro sta nella capacità del sequenziamento di individuare in modo precoce l’instaurarsi di possibili meccanismi di “resistenza” alla terapia, che potrebbero causare peggioramento o ricadute. Attualmente il materiale genetico si ricava dalle biopsie o dall’anatomia patologica ma la tecnologia, che fa miracolosi passi in avanti, permette di isolare dal sangue le poche cellule neoplastiche che circolano - nel tentativo di dare metastasi - e di analizzare direttamente quelle.

Una delle novità tra le linee di ricerca dell’istituto è rivolta al “microambiente” ovvero la valutazione più attenta dell’area tumorale nel suo complesso, che non è composta solo da cellule cancerose, ma da un’ampia quantità di altre popolazioni. Si potrebbe vedere il tumore come un “condominio occupato” da individui diversi, provenienti dai distretti tra i più disparati del nostro organismo e associatesi furtivamente in modo da favorire lo stabilizzarsi del loro “amministratore condominiale”, appunto il tumore.  Qui fa un po’ la parte del leone l’immunologia, che studia in particolare i “leucociti” globuli bianchi, preposti a riconoscere il nemico e a ucciderlo, senza ovviamente attaccare le cellule alleate del nostro corpo.

La parte immunologica si avvale ora presso il Santa Maria degli apparecchi di “citofluorimetria” che separano e analizzano le cellule del sangue, e possono servire per studiare i tumori di tipo ematologico come pure le malattie infiammatorie reumatiche.

Le più promettenti terapie oncologiche del momento risvegliano il sistema immunitario ingannato dal tumore.

Protagonisti dei lab, diretti da Adriana Albini, studiosa con all’attivo trecento pubblicazioni su riviste internazionali, sono i giovani, i cui gruppi sono guidati da altrettanto giovani leader come Alessia Ciarrocchi, Raffaele Frazzi, Katiuscia Dallaglio, Sally Maramotti, Stefania Croci.

Il Santa Maria Nuova è infatti diventato istituto di ricerca a carattere nazionale, nell’ambito dei “Modelli Assistenziali e Tecnologie Innovative” con un focus sull’oncologia (ma attività estese a tutte le discipline mediche)  nel 2011 ed è stato riconosciuto a livello internazionale dall’Organizzazione Europea degli Istituti sul Cancro.

L’istituzione del Grant Office, ovvero l’ufficio addetto al reperimento fondi ha catalizzato la raccolta di finanziamenti che permettono di realizzare la ricerca stessa e quindi anziché un costo gli studi molecolari hanno portato nuove risorse. Basti pensare che i finanziamenti in “conto capitale” hanno superato i due milioni di euro in questi ultimi tre anni. Inoltre il ministero riconosce annualmente, per il carattere scientifico una cifra intorno al milione e mezzo di euro.

Tutto ciò contribuisce a potenziare, nel clima di dedizione e impegno del Santa Maria, l’innovazione che migliora sempre l’assistenza.

 

 

 

 

 

 

 

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