Gazzetta di Reggio

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Acqua pubblica, il piano B riparte da un tesoretto di 90 milioni

di Evaristo Sparvieri
Acqua pubblica, il piano B riparte da un tesoretto di 90 milioni

Prende forma l’ipotesi della società pubblico-privata, con risorse di Agac. Cgil contro il Pd: «Dicono “no” in stile renziano»

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REGGIO EMILIA. Un tesoretto di 90 milioni di euro, in pancia ad Agac Infrastrutture. Dopo la bocciatura del piano di Tutino nella direzione provinciale Pd, è questo il punto di partenza per il percorso di ripubblicizzazione dell’acqua: un piano B per ora solo abbozzato dalla nuova cabina di regia, capitanata dal sindaco di Reggio, Luca Vecchi, dal presidente della Provincia, Giammaria Manghi, e da altri primi cittadini, fra i quali Alessio Mammi di Scandiano e Andrea Costa di Luzzara, segretario Pd.

Accantonata l’ipotesi di una società pubblica al 100%, a partire dai 90 milioni contenuti nel fondo di ripristino Agac Infrastrutture adesso si apriranno due strade: da un lato, utilizzare il tesoretto come capitale iniziale dei Comuni per la costituzione di una società pubblico-privata, affidando al partner privato il compito di mettere il resto dell’investimento; da un altro lato, individuare precisi criteri da inserire nella gara che Atesir – il cui consiglio locale è composto dai sindaci della provincia – dovrà espletare entro il 30 settembre, aprendo tuttavia in questo modo il servizio idrico ad una gestione interamente privata.

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Fra i paletti individuati per cercare di impedire che l’acqua finisca nelle mani di maxi-utility interessate all’acqua reggiana solo dal punto di vista del profitto economico, la garanzia del principio della territorialità, la certezza di investimenti sulla rete e il riconoscimento di un prezzo di ingresso per il nuovo gestore che assicuri la riduzione delle tariffe per le categorie bisognose.

Scartata, invece, l’ipotesi di una società in house, dal momento che in quel caso i 90 milioni di euro verrebbero fagocitati nell’investimento di circa 220 milioni già indicato nello studio di Tutino e giudicato insostenibile dai Comuni. In caso di affidamento ad un privato, il tesoretto verrebbe invece riutilizzato per saldare i mutui della stessa Agac, pari a circa 60 milioni di euro, riportando nelle casse dei Comuni i restanti 30 milioni, da riutilizzare per investimenti in servizi alla cittadinanza.

Un percorso che appare comunque in salita. E che difficilmente troverà il favore dei comitati per l’acqua pubblica. In caso di società pubblico-privata saranno comunque necessarie due gare: per individuare il partner industriale e per poi partecipare all’affidamento del servizio. Una corsa con tempi strettissimi.L’intenzione del gruppo di lavoro è quello di presentare la bozza di un nuovo studio già all’assemblea dei sindaci prevista entro fine giugno.

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Ma il giorno dopo la bocciatura del piano di Tutino si accende anche la polemica politica. A suonare la carica, il segretario provinciale della Camera del lavoro, Guido Mora, che raffredda ulteriormente i rapporti sempre più tesi fra Cgil e Pd: «È inaccettabile che dopo due anni di lavoro del forum dell’acqua la decisione di affossare l’opzione della ripubblicizzazione venga assunta in sede di partito: lo stile renziano è giunto anche a Reggio – attacca Mora – Chiediamo di riportare il confronto di merito nei luoghi deputati, come il Forum, confrontandosi con le parti sociali e i cittadini in trasparenza».

Parole alle quali replica il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, renziano della prima ora: «L’obiettivo della ripubblicizzazione non è stato mai messo in dubbio, ma non si può sopravvenire alla regole della finanza pubblica. Abbiamo detto di no ad una strada. In direzione si è confrontata una comunità politica, con rappresentanza nelle istituzioni, attraverso un’espressione di democrazia. Io mi apro al confronto, Ma è bene tenere conto anche delle oggettività».

Contro il Pd, anche la voci di Michele Bonforte, coordinatore provinciale Sel: «I programmi locali votati dagli elettori sono carta straccia di fronte all’agenda delle riforme liberiste di Renzi, finora votata da nessuno. Il sindaco Vecchi deve avere solo la compiacenza di dircelo». Per la deputata M5s, Maria Edera Spadoni, «il Pd ha tradito due volte i cittadini», ma «la battaglia non si ferma», mentre per Gabriele Delmonte e Gianluca Vinci, consigliere regionale e segretario provinciale del Carroccio, «fare il sindaco e guidare la Provincia, vuol dire fare quello che si vuole o quello che chiede la gente? Noi siamo convinti che la strada giusta sia la seconda ma, a giudicare dai fatti, il Pd la pensa diversamente»

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