Gazzetta di Reggio

Reggio

«Il sindaco Iotti era intimorito da Cesi»

«Il sindaco Iotti era intimorito da Cesi»

di Tiziano Soresina
«Il sindaco Iotti era intimorito da Cesi»

Correggio, le accuse del colonnello Boccia all’ex comandante dei carabinieri: «Ingerenze sul Comune, migliorie faraoniche nell’alloggio, finta mensa e regali di Natale»

3 MINUTI DI LETTURA





CORREGGIO. L’imputato e il suo grande accusatore che vestono la stessa divisa, quella dei carabinieri. Una situazione che, come previsto, ha caricato di tensione l’aula del tribunale di Reggio in cui è entrato nel vivo il processo su fatti che chiamono in causa la realtà di Correggio sotto tanti punti di vista.

L’imputato è il luogotenente Roberto Cesi che, in prima fila a fianco del suo difensore, non ha degnato di uno sguardo il colonnello Vittorio Boccia che ha svolto le indagini in prima persona. Cesi segue la testimonianza ma guarda altrove, prende appunti, ride a volte, voltandosi verso cronisti e pubblico, per alcune affermazioni del suo superiore, dando l’impressione di essere molto sicuro di sè.

Da parte sua Boccia non si scompone mai, il sudore gli passa la giacca perché rimane sotto pressione tutto il pomeriggio, ma non perde il filo del discorso nelle quattro ore di testimonianza. Il colonnello – ai tempi vicecomandante provinciale – parte dall’ottobre 2011, quando via posta giunse in caserma un esposto anonimo con lamentele su certi comportamenti dell’allora comandante della stazione dei carabinieri di Correggio.

Il comandante provinciale Giovanni Fichera vuole saperne di più e decide di incontrare l’allora sindaco Marzio Iotti, per poi richiarmarlo dieci giorni dopo in caserma.

«Iotti era molto intimidito da Cesi – rimarca Boccia – comunque espose una situazione insostenibile a Correggio, indicò una serie di ingerenze su iniziative comunali da parte di Cesi che non ne aveva il potere. Inizialmente non escludemmo che potesse essere una vendetta nei confronti di Cesi da parte degli amministratori, ma dopo aver sentito diversi altri politici locali, fra cui anche il consigliere d’opposizione Gianluca Nicolini, e fatto i doverosi riscontri, inviammo tutto alla procura».

Insomma, se inizialmente l’Arma si mosse nel solco di un procedimento disciplinare, l’indagine ben presto virò sul versante penale. Accertamenti che portarono al trasferimento di Cesi per incompatibilità ambientale: «Da quel momento – aggiunge Boccia – tanti correggessi si fecero avanti, spesso per denunce non prese. E dopo il trasferimento, Cesì minacciò telefonicamente il sindaco».

Dopo il trasferimento, avvenne il sopralluogo nell’alloggio di Cesi nella nuova caserma: «Trovammo migliorie faraoniche non autorizzate nè dal Comune nè dall’Arma: un bagno in più, una vasca idromassaggio tipo Jacuzzi, una colonna doccia a idrogetti, un caminetto, una taverna finemente arredata. Migliorie per 18mila euro che aveva pagato l’Unieco, vincitrice del l’appalto». Sempre Boccia parla poi delle indagini sulla mensa della caserma correggese.

«Le spese fatte ogni mese erano inferiori a quelle fatturate dal Conad di Correggio, mentre a dicembre avveniva il contrario, con spese molto superiori al fatturato per punte di formaggio, pezzi di prosciutto che, come regali natalizi, Cesi dava ai colleghi come premi, ma senza logica. La mensa non era degna di chi svolgeva servizio, non funzionava, mangiavano merendine...».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google