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Eternit-bis, 258 morti chiedono giustizia

di Jacopo Della Porta
Eternit-bis, 258 morti chiedono giustizia

Il pm Raffaele Guariniello incontra il sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro, che gli consegna un dossier sull’ex Icar

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RUBIERA. «Se passa la nostra richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato non ci sarà il rischio di prescrizione. Ci sono 258 morti che chiedono giustizia e sono fiducioso sull’esito del procedimento».

Il magistrato Raffaele Guariniello, ieri a Reggio per partecipare a un convegno organizzato dallo studio Sas, è intervenuto sul processo Eternit-bis, che potrebbe partire a Torino se il gup ritenesse fondate le richieste della procura. Dopo che la Cassazione ha annullato le condanne di primo e secondo grado, per prescrizione del reato di disastro ambientale, il magistrato contesta l’omicidio volontario aggravato dal dolo eventuale per ogni singola vittima.

Tra i 258 casi di cui si discute a Torino ci sono anche due vittime di Rubiera e per questo il sindaco Emanuele Cavallaro ha deciso che il Comune avanzerà richiesta di costituzione di parte civile.

Il governo ha appena approvato una nuova legge sui reati ambientali con lo slogan “mai più un caso Eternit”. Un ottimismo che il magistrato non condivide. «La legge si presta ancora ad ambiguità, nel senso che non sarebbe diverso il verdetto della Cassazione. Sarebbe stato utile mettere una norma nella quale si dicesse che il reato di disastro ambientale ha un termine di prescrizione che comincia a decorrere da quando cessa il disastro. Invece si continua a pensare che il termine di prescrizione cominci a decorrere da quando l’azienda è chiusa».

Sui morti di Rubiera sta indagando anche la procura di Reggio, dopo che il sindaco Cavallaro ha presentato un esposto: «Ci sono le prove provate che i responsabili sapevano esattamente quale fosse il problema – dice Cavallaro – e lo hanno ignorato. L’eternit era legale fino al 1992, ma Stephan Schmidheiny sapeva dei rischi. Aveva finanziato degli studi, ma li ha usati per difendersi e non per informare le autorità sanitarie. Se si dimostra che lui sapeva non potrà dire che non l’ha fatto apposta».

Guariniello, noto anche per l’inchiesta sull’abuso di farmaci nel calcio, ha risposto a una domanda sul doping, d’attualità in città dopo la notizia di un giocatore della Reggiana risultato positivo. «Oggi c’è più sensibilità rispetto a una volta – ha detto, senza entrare nel merito della vicenda reggiana che non conosce – ma poi a questa sensibilità non corrispondono comportamenti concreti. I controlli effettuati oggi a fine gara non sono sufficienti e alle volte le società aiutano i calciatori ad eluderli. Ad oggi l’unico strumento reale per combattere il doping resta la giustizia penale, mentre quella sportiva non ha gli strumenti per perquisire, sequestrare, intercettare. Servirebbe un’agenzia nazionale dedicata a questo problema».

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