Il caso scoppiò quando Cesi indagava sugli amministratori
CORREGGIO. Controinterrogando il colonnello Vittorio Boccia, l’avvocato difensore Giuseppe Rossodivita ha anticipato alcuni temi di replica alle accuse. Ha innanzitutto depositato dei documenti....
CORREGGIO. Controinterrogando il colonnello Vittorio Boccia, l’avvocato difensore Giuseppe Rossodivita ha anticipato alcuni temi di replica alle accuse.
Ha innanzitutto depositato dei documenti. Relativamente all’accusa che Cesi non prese la denuncia di Elena Bigi il 2 novembre 2011, il difensore ha sfoderato un atto in cui appare che l’allora comandante era quel giorno in licenza. Sempre la difesa ha proposto delle fatture intestate a Cesi (pagate con bonifico) e concernenti alcune migliorie (caminetto e cappa della cucina) effettuate nel suo alloggio nella nuova caserma. L’avvocato Rossodivita ha “aggredito” anche l’aspetto iniziale dell’indagine, cioè l’aver dato seguito al contenuto dell’esposto anonimo che «per il regolamento dei carabinieri andava invece cestinato». Boccia ha controbattuto dicendo che «gli esposti anonimi se contengono notizie di reato vanno mandati in procura», mentre la Corte (presieduta da Francesco Caruso) ha lasciato intendere che si tratta di un’irregolarità che riguarda l’ordinamento dei carabinieri.
Al curaro l’ultimo affondo difensivo, come risposta ai politici che avevano puntato il dito contro Cesi: «A quel tempo Cesi aveva terminato delle indagini nei confronti di amministratori di Correggio». Boccia ricorda l’inchiesta sul convitto di Correggio, il difensore aggiunge quella su Luciano Pellegrini, allora direttore generale del Comune.
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