Inps, ex dipendente si intasca le pensioni Ora deve risarcire
Gli assegni di persone defunte girati a familiari e amici La Corte dei Conti la condanna a pagare 340 mila euro
REGGIO EMILIA. Ha sfruttato la sua chiave d'accesso al sistema informatico dell'Inps per drenare soldi dai conti dell'ente di previdenza verso quelli del marito, della figlia e di altri tre indagati. Ben 34 versamenti per un totale di 218 mila euro destinati alle famiglie di reggiani defunti, che la dipendente infedele si è però in buona parte intascata. Non solo: al marito ha assegnato indebitamente una pensione di invalidità per circa tre anni che ha fruttato circa 90 mila euro. Illeciti rilevati nel febbraio del 2013 dalla direzione regionale dell’Inps, sfociati poi in un procedimento penale per truffa aggravata in concorso, ancora pendente in tribunale a Reggio, al quale si è aggiunta anche un’inchiesta della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna. I giudici contabili sono giunti ora a una sentenza che condanna la 46enne residente nella Val d’Enza a risarcire il maltolto. Una cifra di oltre 340 mila euro, corrispondente al danno erariale e comprensivo della rivalutazione monetaria, degli interessi legali e delle spese di giudizio. Il conto completo, insomma, che la donna deve all’Inps, che l’ha licenziata su due piedi dopo aver approfondito con l’indagine interna l’incredibile vicenda venuta a galla nel 2013.
Man mano che gli ispettori dell’ente sono andati in profondità, hanno scoperto l’entità della truffa andata avanti per anni e orchestrata direttamente dalla scrivania della dipendente infedele. La stessa procura regionale ha esaminato prima 17 pagamenti avvenuti nella sede dell’Inps di Reggio effettuati tra il 2008 e il 2012, che sono subito apparsi irregolari e incassati da beneficiari che non avevano alcun rapporto di parentela con i defunti, nonostante si trattasse di ratei che sarebbero dovuti andare agli eredi. Ratei creati ad arte dall’ormai ex dipendente che era in grado di accedere dal suo computer ai dati anagrafici dei defunti, dando così giustificazione ai pagamenti, finiti nella disponibilità di sua figlia e di suo marito. Una parte delle operazioni erano state effettuate dal pc della collega di stanza della truffatrice, la quale ha poi scagionato la vicina di scrivania confessando di essere l’unica artefice dell’operazione, tentando di tirare fuori dai guai anche la figlia e il marito sui quali decideranno i giudici del tribunale di Reggio. All’ex impiegata sono stati pignorati beni per circa 300 mila euro.
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