A Reggio crescono prestiti e depositi
Dato in controtendenza rispetto agli altri capoluoghi. Il Pil in regione torna a salire con l’export ma a macchia di leopardo
REGGIO EMILIA. La speranza di inanellare un ciclo economico positivo quantomeno di medio periodo riporta una briciolo di fiducia nelle famiglie e nelle imprese reggiane, che hanno aumentato le richieste di prestito alle banche, dato in netta controtendenza rispetto al resto della Regione. I finanziamenti concessi dagli istituti in provincia di Reggio nel 2014 sono stati pari a 21,4 miliardi di euro, in rialzo rispetto ai 21,1 miliardi dell’anno prima. Non si arresta però la fetta di risparmio accantonata nei depositi. Dal 2012 a oggi la progressione di questo spaccato è stato da 10,5 miliardi, agli 11,1 del 2013 fino agli 11,8 milioni dell’anno scorso.
Le cifre sono contenute nel report sull’economia dell’Emilia-Romagna presentato ieri al Teatro Valli, evento organizzato da Banca d’Italia di Reggio Emilia in collaborazione con Unindustria Reggio Emilia.
Secondo lo studio presentato agli industriali e alle autorità della città, l’economia regionale sta uscendo da una lunga fase recessiva. In base alle stime di Prometeia, nel 2014 il Pil regionale ha ristagnato (0,1%). Le esportazioni, cresciute in misura consistente (4,3% in termini nominali), hanno continuato a rappresentare il principale fattore di stimolo alla crescita economica; la domanda interna, al contrario, è stata ancora debole sebbene gli investimenti nella manifattura siano tornati a crescere. «A questo proposito - ha sottolineato dal palco il presidente di Unindustria, Mauro Severi - mi fa piacere ricordare che la provincia di Reggio Emilia esprime il primato nazionale per il valore dell’esportazione pro-capite».
L'andamento economico è stato però disomogeneo tra i settori produttivi. L'industria ha mostrato segnali di ripresa, con risultati migliori della media per le imprese di maggiori dimensioni, più orientate all’export e attive nella meccanica e nell'automotive. Nelle costruzioni, i livelli di attività si sono ulteriormente ridotti.
L’occupazione ha segnato una modesta crescita (0,4 per cento) e si sono ridotte le ore di cassa integrazione; il tasso di disoccupazione è leggermente diminuito, attestandosi all'8,3 per cento, ben più basso se si guarda alla sola Reggio Emilia.
La dinamica dei prestiti alle imprese è stata eterogenea tra i settori produttivi e, soprattutto, in relazione al profilo di rischio dei prenditori. La flessione si è attenuata per le imprese manifatturiere e dei servizi, riflettendo una ripresa dei nuovi finanziamenti che rimangono tuttavia su livelli contenuti. Per il settore delle costruzioni, al contrario, il calo si è accentuato. Per le imprese con una situazione economica più solida, il credito è aumentato, a fronte di una riduzione marcata per quelle più rischiose; anche gli spread sui tassi tra le due tipologie di imprese si è ulteriormente ampliato. Per le famiglie la diminuzione dei prestiti si è pressoché arrestata, anche grazie all’incremento dei nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni.
«Il 2014 è un passaggio chiave nell'evoluzione recente del nostro sistema economico - dice Giuseppe Rizzitello, direttore Banca d’Italia di Reggio - diversi indicatori segnalano infatti che l'economia regionale sta uscendo dalla lunga crisi iniziata nel 2008». (e.l.t.)
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