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Il governo “salva” il Tar di Parma

Dopo il dietrofront sulla chiusura è arrivata ieri l’ufficialità con un decreto legge

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REGGIO EMILIA. «Il Tar di parma è salvo». Il consiglio dei ministri, ieri, con un decreto legge, ha abrogato le previsioni che avrebbero comportato la chiusura della sezione parmigiana che ha la giurisdizione anche su Reggio Emilia. «La soddisfazione è massima - dicono in una nota i parlamentari Pd Giorgio Pagliari, Patrizia Maestri, Giuseppe Romanini - i nostri sforzi sono stati premiati e nella vita parlamentare non sempre succede. Ringraziamo il presidente Renzi, il ministro Boschi ed il sottosegretario Pizzetti per avere accolto le nostre richieste, assunto e reso operative le decisioni conseguenti».

Ora però, avvertono, «è evidente che non ci si può sedere sugli allori e non si può dimenticare come ci siano altre questioni oggettivamente aperte: da un lato, il ruolo della sezione e il relativo bacino di utenza, e, dall'altro, i costi di esercizio».

I democratici chiedono quindi che la ripartizione dei ricorsi tra Bologna e Parma «venga rivista, attribuendo a Parma il contenzioso di Modena (in aggiunta a quelli di Reggio Emilia a di Piacenza), per aumentare il numero di cause da trattare, sia affinchè la sinergia tra la sede di Bologna e la sezione di Parma venga rafforzata per il definitivo abbattimento dell'arretrato e per evitarne la ricostituzione».

Sui costi, invece, «sarebbe più opportuno che la disponibilità ventilata dal comune circa il comodato (o come meglio) di una sede per il Tar si concretizzasse».

I tre parlamentari precisano che queste «sono solo nostre riflessioni nel rispetto delle prerogative e in coerenza con lo spirito di collaborazione con cui questa vicenda è stata gestita. Le decisioni spettano ad altri».

Già nei giorni scorsi sembrava sfumare la possibilità di una chiusura, sulla quale si erano opposte anche le categorie. Nel corso di un colloquio avvenuto nei giorni scorsi a Palazzo Chigi tra una delegazione di avvocati amministrativi parmigiani, capitanati da Marcello Medogni e da Maurizio Paladini, e la responsabile del Dipartimento affari giuridici e legislativi del governo, Antonella Manzione, era stata tracciata la strada. Ora è giunta l’ufficialità.

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