Il piccolo musulmano inserito in un'altra parrocchia
Intervento della Curia in difesa del parroco di Sant'Anselmo
REGGIO EMILIA Il bambino che non aveva trovato posto al campo estivo della parrocchia di Sant’Anselmo è stato inserito in quello di Regina Pacis. La madre aveva denunciato il fatto che il figlio non fosse stato accettato in quanto musulmano, mentre il sacerdote, don Giancarlo Simonazzi, aveva detto che semplicemente non c’era posto. Il punto cruciale della questione sarebbe stata la partecipazione alla messa, ritenuto un requisito per l’iscrizione.
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Dalla parrocchia è stato fatto trapelare che la donna si sarebbe opposta a quest’eventualità, mentre la diretta interessata sostiene di non essere mai stata contraria. Ieri il vicario generale della diocesi, don Alberto Nicelli, dopo aver ascoltato don Simonazzi, «cui va la nostra solidarietà», ha deciso di prendere posizione ufficialmente, per dissolvere «un’ombra di discredito sulla Chiesa cattolica, che nell’accoglienza ha il punto forte delle attività oratoriane».
In una nota il vicario generale dice che «il bambino non è stato inserito nel campo giochi non a motivo della sua fede, ma semplicemente perché in sovrannumero rispetto ai 650 iscritti al centro estivo di Sant’Anselmo, quindi per motivi organizzativi e di sicurezza». Nello stesso comunicato si ricorda che «il Grest di Sant’Anselmo accoglie da sempre bambini di altre fedi e etnie e quest’anno i bambini musulmani regolarmente iscritti sono 15».
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Dalla diocesi aggiungono anche che «l’iscrizione al Grest di Sant’Anselmo richiede l’accettazione da parte dei genitori del progetto educativo proposto, di chiara ispirazione cristiana, che prevede la partecipazione dei bambini a tutte le attività, compresi i momenti di preghiera». Una questione che non è comunque d’ostacolo per i bambini di altre confessioni, come ha spiegato alla Gazzetta don Giordano Goccini, che ha spiegato che nell’oratorio di via Adua anche i musulmani partecipano alle preghiere, in forme per loro accettabili.
«L’accoglienza di tutti i minori, senza guardare alla razza, alla cultura, alla fede o alla provenienza geografica dei genitori - prosegue don Nicelli - è un tratto distintivo di tutti i campi gioco sparsi sul territorio diocesano, mandati avanti in buona parte grazie al volontariato di schiere di sacerdoti, educatori e animatori, che la diocesi intende ringraziare vivamente».
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A riprova di questo viene ricordato che «il bambino stesso è già stato inserito da mercoledì nel campo estivo della parrocchia di Regina Pacis». Il Comune di Reggio, una volta appresa della denuncia della madre, si è interessata al caso, come abbiamo riferito ieri, anche se si tratta di un campo estivo parrocchiale, con il quale l’ente non collabora direttamente.
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«L’amministrazione comunale non ha avviato alcuna indagine - conclude il vicario generale, che ha parlato anche con l’assessore Raffaella Curioni -, si è semplicemente interessata del caso con la famiglia del bambino, rallegrandosi della soluzione trovata in altra parrocchia». Parrocchia dove il bimbo era già stato in passato, senza che ci fossero problemi di sorta.
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