Pedopornografia, trentenne reggiano in manette
E’ finito in una maxi inchiesta della procura di Roma. «Voglio curarmi» ha detto in udienza, ma il giudice lo tiene dentro
REGGIO EMILIA. Per la terza volta in quaranta giorni un’inchiesta ad ampio raggio contro la pedopornografia piomba nel Reggiano, ma dopo due perquisizioni per altrettanti indagati a piede libero (un minorenne nella zona ceramiche e un uomo di mezza età a Novellara), stavolta la vicenda è più grave, a partire dal fatto che si è conclusa – giovedì – con l’arresto in flagranza del trentenne di Reggio da parte della polizia postale.
Un blitz collegato con un’inchiesta in corso a Roma e che sta toccando diverse province. Sarebbe quanto trovato nel computer del trentenne (fotografie o video non è ancora chiaro) a far scattare le manette, per di più si tratta di una persona recidiva, che tempo fa ha ricevuto un decreto penale di condanna per lo stesso reato.
Perquisizione nell’abitazione da parte degli agenti della polizia postale, poi il trasferimento nel carcere della Pulce. In tribunale, l’arrestato – difeso dall’avvocato Liborio Cataliotti – ha affrontato l’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip Angela Baraldi.
E che questo fosse un “passaggio” importante dell’inchiesta l’ha rivelato la presenza – in aula – del sostituto procuratore romano che sta seguendo la complessa operazione (gli accertamenti investono infatti diverse zone della penisola).
Un’udienza durata circa un’ora, in cui il trentenne ha apertamente chiesto di essere curato, perché l’esserci ricascato nella pedopornografia online è il chiaro sintomo di una persona che non riesce, con le proprie forze, a vincere quella che ormai da tempo viene considerata una vera e propria patologia.
E le parole dell’indagato hanno trovato poi sviluppo nella richiesta del suo difensore, cioè di una misura restrittiva diversa dal carcere.
L’avvocato Cataliotti ha indicato gli arresti domiciliari, con la parallela ammissione ad un percorso terapeutico, come adeguato provvedimento vista la situazione creatasi. Di diverso avviso il pm di Roma che ha puntato sulla misura cautelare in carcere.
A quel punto il gip Baraldi si è riservata una decisione entro la mattinata (l’udienza è terminata intorno alle 10.30) e così è stato: il giudice ha convalidato l’arresto e mantenuto in cella il trentenne. Sulla valutazione del gip può aver pesato il rischio di reiterazione del reato (visto il precedente) e il connesso pericolo sociale.
Da quanto “trapela” la maxi inchiesta è tutt’altro che conclusa, perché sono al vaglio non pochi materiali sequestrati che avrebbero ad oggetto violenze ed atti sessuali in danno di minorenni.
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