Summit in prefettura sui furti di rame a linee ferroviarie
REGGIO EMILIA. Le bande specializzate nei furti di rame non si limitano a spogliare i cimiteri e a smontare grondaie e pluviali. Da tempo imperversano sulle linee ferroviarie, asportando chilometri...
REGGIO EMILIA. Le bande specializzate nei furti di rame non si limitano a spogliare i cimiteri e a smontare grondaie e pluviali. Da tempo imperversano sulle linee ferroviarie, asportando chilometri di cavi elettrici sia aerei sia interrati. I danni sono ingenti e le interruzioni del traffico frequenti, mentre i continui rincari del metallo incentivano chi si dedica a queste imprese, assicurandogli cospicui introiti.
Uno dei tratti più bersagliati è quello compreso tra Reggio e Bagnolo delle ex-Ferrovie reggiane, ora appartenente all'azienda regionale Fer e gestito da Tper. L'urgenza di porvi rimedio è tale che i tecnici della rete ferroviaria hanno chiesto e ottenuto udienza in Prefettura. La riunione s'è svolta ieri con la partecipazione dei rappresentanti delle forze dell'ordine e dei comuni interessati.
Alessandro Dimichino, tenente colonnello dei carabinieri, ha riferito che nella nostra provincia nel giro di un anno e mezzo si sono verificati circa dieci furti di questo genere, in ciascuno dei quali sono stati sotratti da 150 a 500 metri di cavo di rame. Il problema della sorveglianza, nel territorio reggiano, riguarda decine e decine di chilometri di binari alla mercè dei malintenzionati, che raramente vengono colti sul fatto, agendo perlopiù di notte.
Per contrastarli anche a Reggio verrà applicato il protocollo istitutivo dell'Osservatorio nazionale sui furti di rame, redatto dalla Direzione centrale della Polizia criminale, che si propone di favorire le migliori sinergie tra le forze dell'ordine, l'Agenzia delle dogane (per prevenire l'esportazione delle refurtive) e le aziende maggiormente esposte, tra cui emergono la Rete ferroviaria italiana e le aziende regionali come Fer, oltre a Telecom e Enel.
Quando i cavi elettrici vengono asportati dalle linee ferroviarie, immediatamente entrano in azione i sistemi di sicurezza automatici, che interrompono la circolazione dei convogli. Il fatto che non venga messa in pericolo l'incolumità dei passeggeri è una consolazione, ma chi viaggia deve sopportare enormi ritardi e che il costo ingente di questi reati finisce per essere pagato dai contribuenti. Nel primo quadrimestre di quest'anno i furti di rame hanno provocato in Emilia-Romagna l'arresto di ben 166 treni, con un ritardo complessivo di 4.661 minuti. E' andata peggio in Sicilia, dove sono stati coinvolti 342 treni e il ritardo è ammontato a 6.808 minuti.
Luciano Salsi
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