Via anche l’Albini: «Chiusa una fase»
REGGIO EMILIA. «Abbiamo portato a termine un’operazione di tre anni sviluppando la ricerca e creando una macchina che può essere molto potente e appezzata anche in altre città e ora, l’Ospedale e la...
REGGIO EMILIA. «Abbiamo portato a termine un’operazione di tre anni sviluppando la ricerca e creando una macchina che può essere molto potente e appezzata anche in altre città e ora, l’Ospedale e la Regione devono investire per farla andare avanti». Per la ricercatrice e direttrice della l’infrastruttura Qualità Ricerca e Statistica dell’Ircss reggiana Adriana Albini, il 30 giugno prossimo, con la conclusione del rapporto professionale che l’ha legata all’Istituto reggiano per l’ultimo triennio, si chiude una fase. In cui, spiega, «assieme ad Apolone e a Trenti abbiamo portato a termine il progetto che ci eravamo prefissati». Ma non per questo ha l’intenzione di lasciare definitivamente Reggio dove, ricorda, «ho anche comprato casa», anche se cambierà il suo rapporto con l’Ircss. «La mia idea, di cui ho parlato anche con Direzione dell’azienda, e mi pare ci sia condivisione, è quella di continuare per un biennio a collaborare come libero professionista, lavorando su progetti di ricerca di laboratorio e portare avanti i miei ragazzi». I suoi ragazzi sono la ventina di ricercatori (molte delle quali donne) e arrivati in questi tre anni a Reggio e che dice Albini «non si conoscevano tra loro, ma sono stati scelti sulla base del merito. Mi piacerebbe gestire questa fase di transizione in attesa dell’arrivo del nuovo direttore». Ma nel frattempo la dottoressa Albini si guarda anche intorno e conferma di aver già ricevuto diverse proposte ma di non sapere ancora dove sceglierà di andare. Forse perché sente che la sua squadra di giovani che stanno lavorando su un centinaio di progetti di ricerca ha ancora bisogno di un tutor. «Sto concordando di non lasciare in maniera repentina il mio lavoro, ma vorrei poter garantire una presenza vigile, per tenere il fiato sul collo alla direzione per il timore che si voglia abbassare l’asticella. Occorre mantenere l’Ircss competitivo investendo in capitale umano. I finanziamenti ci sono e mi auguro che si continui a investire sulla ricerca, anche stabilizzando le giovani donne di grande talento che abbiamo cresciuto». Il futuro? «Mi vedo ancora nella ricerca».
(r.f.)
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