«Se siamo nel Mab Unesco lo dobbiamo ai nostri avi»
LIGONCHIO. «L’accesso alle aree Mab Unesco è uno strumento straordinario, che ora dobbiamo imparare a utilizzare». Torna sul risultato ottenuto pochi giorni or sono a Parigi, il presidente del Parco...
LIGONCHIO. «L’accesso alle aree Mab Unesco è uno strumento straordinario, che ora dobbiamo imparare a utilizzare».
Torna sul risultato ottenuto pochi giorni or sono a Parigi, il presidente del Parco nazionale, Fausto Giovanelli, per spiegare cosa significa il riconoscimento assegnato a una così ampia area dell’Appennino tosco emiliano.
«Da oggi – afferma – abbiamo tutti più possibilità e più responsabilità: il Parco nazionale, le camere di commercio e le università, la fondazione Reggio Children, i consorzi di Bonifica, Coldiretti e Legambiente, i Cai e le scuole, le associazioni e i comitati che hanno sostenuto e condiviso il percorso di candidatura. E soprattutto – aggiunge Giovanelli – i 38 comuni dell’area “Uomo e biosfera” cui si è aggiunto il Comune di Reggio Emilia, anche se fuori dal perimetro, che ha egualmente sostenuto la proposta».
Prosegue il presidente del Parco: «Il riconoscimento Unesco è di per sè una promozione di eccellenza e risonanza larghissima nello spazio e duratura nel tempo. É un premio – aggiunge – per i tanti soggetti che hanno portato avanti la candidatura. È anche, e per sempre, un grande omaggio ai valori umani, alla fatica, all’intelligenza e al lavoro di secoli, che hanno fatto del nostro Appennino tosco-emiliano il luogo di tanti prodotti di eccellenza, di antico senso di comunità, di vera e propria civiltà rurale. Il riconoscimento – prosegue Giovanelli – premia anche il nostro Parco nazionale, i suoi valori di ambiente, paesaggio e bellezza, molto ricchi e altrettanto poco conosciuti,che si concentrano attorno al confine climatico tra Europa e Mediterraneo».
E conclude: «Abbiamo inoltre tutti, da oggi, una più grande responsabilità. “Unesco uomini e biosfera” é sinonimo di impegno attivo per lo sviluppo culturale e la crescita del capitale umano. Abbiamo ricordato, al Consiglio internazionale di Parigi, la fatica e l’intelligenza dei nostri genitori e delle tante generazioni che hanno saputo non solo vivere, ma innovare e progredire in Appennino, consegnandoci il ricco patrimonio di cui oggi ci è stato riconosciuto il valore. Dobbiamo preoccuparci, ora, di combattere pericoli di abbandono, omologazione culturale e rassegnazione che si manifestano soprattutto nei centri ormai svuotati dell’alto crinale. Più che di un traguardo dobbiamo perciò parlare di un punto di partenza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
