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Ospedale Santa Maria, via i luminari: troppe nubi su Mire e Irccs

di Massimo Sesena
Ospedale Santa Maria, via i luminari: troppe nubi su Mire e Irccs

L’incognita finanziamenti sul progetto del padiglione per maternità e infanzia e quella della guida per l’istituto di ricerca

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REGGIO EMILIA  E’ come se alla Juve venissero a mancare, in un giorno, Tevez e Pogba. E alle viste non ci fosse alcuna “contropartita tecnica” nè tantomeno in denaro.

Ok, il paragone calcistico regge fino a un certo punto: ma le partenze, più o meno in contemporanea, di Giovanni Apolone e Adriana Albini dal giovane Irccs reggiano hanno improvvisamente addensato nubi sul futuro dell’ospedale cittadino. Nubi che la politica magari oggi non vuol vedere. Invero, anche per ragioni comprensibili: guardando ai problemi che è chiamato ad affrontare in queste settimane, dalla Romagna, alla vicina Modena, l’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi, il fatto che oggi Reggio si senta quasi ignorata può essere un bene.

Altrove, infatti, sono tagli pesanti e rimodulazioni indigeste, mentre qui, con Fausto Nicolini e Antonella Messori al timone delle due aziende sanitarie provinciali, la situazione sembra sotto controllo. Se non altro, ci si preoccupa del futuro perché il presente non pare foriero di particolari problemi.

Ma tant’è: mentre procede senza intoppi, il processo di integrazione tra le due aziende sanitarie reggiane, nato con l’obiettivo di mettere al riparo una sanità virtuosa, nei conti e nei risultati, dalle contaminazioni di qualche “moneta cattiva” (che in economia ma non solo, si sa, tende a scacciare quella buona), all’orizzonte la sanità reggiana - e con essa la politica - si appresta a concludere la stagione dei “tagli di nastro” (l’ultimo sarà, a fine anno, quello del centro oncoematologico) Reggio si trova a fare i conti con due sfide non ancora vinte.

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IL CASO IRCCS. E la prima delle sfide è proprio quella che nasce dall’addio di Apolone e Albini, due colonne di quell’Irccs pensato e realizzato per preservare (anche in questo caso) l’autonomia e la crescita del Santa Maria Nuova. Il percorso per la sostituzione di Apolone è segnato, quasi codificato e il fatto che - almeno per i vertici delle due aziende - la sua partenza fosse in qualche modo annunciata, fa si che si stia già cercando un suo sostituto, magari anche con l’aiuto dello stesso Apolone che prima di prendere possesso del nuovo incarico di direttore scientifico del più antico Irccs italiano, l’Istituto nazionale Tumori di Milano, passerà ancora da Reggio.

Poi, però, una volta scelto da Reggio, il nuovo candidato dovrà esser messo, dalla Regione in una “rosa” di nomi che poi andrà sottoposta al ministero. E quando si delinea un iter come questo è immediata la percezione di quanto conti la politica, in partite come questa.

ATTORI NUOVI. E’ questa è una delle incognite che aleggiano sul futuro dell’Irccs. Perché rispetto a quando l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico vide la luce, son cambiati tutti gli attori. Dal direttore generale dell’azienda ospedaliera (da Ivan Trenti ad Antonella Messori), dall’assessore regionale (dal reggiano Carlo Lusenti al bolognese Sergio Venturi) fino al presidente della Regione (da Vasco Errani che ha ricoperto per anni anche l’importantissimo ruolo di presidente della Conferenza Stato-Regioni).

Come si muoverà la politica rispetto a questa scelta? E più in generale: chi si muoverà, sempre a livello politico, per aiutare l’Irccs a continuare a fare ricerca? Domande legittime, soprattutto alla luce di un cambiamento di clima che nessuno nega.

Difficile ricreare quel clima che ha contribuito alla irresistibile ascesa di Reggio e che ha portato, ad esempio, a far approvare a tempo di record, in Assemblea regionale, il progetto del Mire, il padiglione che dovrà contenere tutti i reparti che hanno a che fare con maternità è infanzia. Un progetto ambizioso, nato sulla spinta del volontariato, ma anche da esigenze di sofferenza logistica in cui oggettivamente oggi versano quei reparti all’interno del Santa Maria.

IL CASO MIRE. Impossibile non notare il cambio di passo che l’evoluzione di questo progetto ha subito, dal passaggio dalla giunta regionale guidata da Vasco Errani, all’esecutivo che oggi ha come nocchiero Stefano Bonaccini. Di quasi certo oggi ci sono i 14 milioni che l’allora assessore alla Sanità era riuscito ad accantonare per quel progetto dal risparmio regionale sulla spesa farmaceutica. Ma all’appello, di soldi ne mancano almeno altrettanti.

Che possono arrivare soltanto dopo il via libera della Regione al progetto definitivo. Un progetto che c’è, grazie all’impegno della Onlus Curare, nata sull’esempio delle altre associazioni di volontariato che in questi anni hanno permesso al Santa Maria Nuova di fare passi da gigante (dal Grade ad Apro, tanto per citare le organizzazioni dei record).

E la onlus Curare è forse l’attore di questa partita che non ha mai smesso di raccogliere fondi e creare iniziative a quello scopo, come sottolinea l’imprenditrice Deanna Ferretti Veroni che di questa onlus è da sempre l’anima: «Non ho sentore di qualcuno che abbia fatto marcia indietro. Il progetto ha una sua tempistica e io comincio ad essere un po’ grandicella - dice - e vorrei vedere qualcosa nascere. Si era detto che la prima pietra doveva essere posatanel 2016, appena finito e aperto il Co.re (il Centro oncoematologico, ndr). Perché quest’opera serve alla città, per il suo futuro. Spero proprio che nessuno tiri il freno proprio adesso».

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