REfettorio, il logo che cita gli Ultravox finisce nella bufera
Partono con la polemica i Mercoledì Rosa. Un gruppo di operatori della comunicazione: «L’immagine è copiata» Gli ideatori si difendono: «È volutamente un omaggio alla band»
REGGIO EMILIA. Non solo Festareggio, con quei colori cambiati in fretta e furia perché troppo simili a uno stemma del Ventennio. Ora anche Fotografia Europea e i Mercoledì Rosa finiscono nella polemica dei loghi, che ormai da qualche settimana sembra coinvolgere tutti i grafici reggiani. Il motivo? L’immagine scelta per il REfettorio, il ciclo di appuntamenti al via stasera organizzati in collaborazione con Ork, è identica alla copertina di “Rage in Eden”, album storico degli Ultravox, la celebre band nata a Londra negli anni ‘70.
Per gli ideatori della locandina si tratta di una palese citazione. Anzi: «La scelta è stata basata proprio per il suo rapporto con la musica, al centro di queste serate». Lo stesso dice la direttrice dei Musei, Elisabetta Farioli, che precisa comunque che il Comune è estraneo all’ideazione di questa immagine: «Lo trovo carino, ma non ho capito il riferimento».
Non la pensano invece così Alessandro Gandino, Bob Rontani, Alessandro Del Rio e Roberto Ovi, che insieme al fotografo Marcello Grassi – uno degli espositori proprio di Fotografia Europea – compongono lo staff di “Ballerebbe Signorina?”, organizzando serate danzanti e work in progress sugli anni ‘80. Per loro il logo di REfettorio è un clone bello e buono. «Sappiamo che ci sono ben altri problemi – spiegano – ma quando la sensazione di essere presi in giro prende il sopravvento, si cerca di reagire. Vorremmo complimentarci con lo studio grafico ma anche e soprattutto con chi lo paga».
Posted by FOTOGRAFIA EUROPEA - Reggio Emilia on Lunedì 15 giugno 2015
I detrattori del logo, che erano presenti allo storico concerto degli Ultravox a Bologna, negli anni ‘80, hanno anche inviato una mail al sito della band: «Troppo facile attingere senza citare le fonti – aggiungono – Non è una polemica da estimatori pignoli. È una valutazione su una città che si vuole ferma, anestetizzata, che copia pensando ad un pubblico di senza memoria».
+++UNIUNIOSOS+++UNIUNIOSOS+++A Reggio la comunicazione la fanno i marziani. Festa dell'unità con il logo del ventennio....
Posted by Ubaldo Salsi Lay on Martedì 16 giugno 2015
Ma la battaglia dei loghi non si limita solo a questi due casi. Chi non ha notato ad esempio il logo della mostra Noi? Per l’esposizione allestita a Palazzo dei Musei, il Comune lo ha commissionato ad uno studio veneziano.
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Il risultato? Una scritta incomprensibile: “Nuosi”. Due i colori, il blu e il rosso, a rappresentare “noi” in italiano e inglese “Us”. E tre piccole frecce per cercare di dare indicazioni sul modo corretto di lettura. Il rischio, infatti, è che sfugga un anagramma. E che dal miscuglio di lettere venga fuori la parola “suino”. «Personalmente, la scelta di questa immagine l’ho trovata intrigante – replica Farioli – Non mi è dispiaciuta. Suino? Le combinazioni permesse dalle lettere sono molte di più». Perché del maiale, si sa, non si butta mai niente. (e.spa.)
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