Gazzetta di Reggio

Reggio

Febbre da scudetto, ma avete capito cosa sta accadendo?

MELISSA SCOLARI
Febbre da scudetto, ma avete capito cosa sta accadendo?

Il messaggio d’amore per la Grissin Bon scritto da una giovane tifosa

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Io non sono sicura che molte persone capiscano davvero quello che sta succedendo in questo momento, per lo meno nella mia testa: quando ero piccola i miei genitori scomparivano misteriosamente la domenica pomeriggio per “andare alle Riunite”, a casa mia andare al basket si dice ancora “Andare alle riunite” qualche volta.

Poi è arrivato il mio turno di prendere posto in tribuna dietro la panchina, avevo 8 anni e la mia prima Pallacanestro Reggiana è stata quella targata Sidis. Ne sono passati 25 di anni e dalle panche in legno del Bigi non ci siamo mai smossi, vita, lavoro e distanze permettendo: ricordo una mattina nel salotto di Paola a Perth, Australia in cui cercavo di seguire una partita dagli aggiornamenti azione per azione del sito della legabasket (...pessimo tentativo!).

Sono la ragazzina che non comprava Cioè per le foto dei Take That ma ritagliava gli articoli di Gazzetta di Reggio e Gazzetta dello Sport con una cotta incredibile per Basile (abbiamo avuto tutti 15 anni, no?). Da allora abbiamo visto vari sponsor, giovani di belle speranze, campioni in erba, atleti straordinari, americani improponibili, splendidi campioni a fine carriera, la lista infinita di tiratori da 3 con la mira offuscata dalla nebbia padana, abbiamo visto il grande Mike Mitchell.

Noi c’eravamo sulla nostra panca quando siamo stati promossi, quando siamo retrocessi, quando ci siamo salvati, quando abbiamo giovato contro squadre di cittadine che nell’era pre-internet non si trovavano nemmeno sull’enciclopedia geografica. Siamo andati in trasferta, abbiamo mangiato e visitato città, abbiamo assaporato l’Europa e le coppe Italia, abbiamo comprato un biglietto per un concerto nel 1997 e ha finito per coincidere con la promozione... ce la siamo persa e ne soffriamo ancora.

C’eravamo quando la società rischiava di fallire, c’eravamo quando abbiamo visto da vicino lo spettro della serie B, c’eravamo ai gironi di Eurochallenge (mica sempre una festa per gli occhi, eh?) e ci siamo adesso. Il fan della pallacanestro reggiana non ha paura dei grandi eventi perché abituato ad attrezzarsi per la guerra ogni settimana in un palazzo amico e coccoloso dove un bagno, un parcheggio o il bar sono quasi inaccessibili. Il tifoso della Pallacanestro Reggiana sa che deve volare basso, che i soldi son sempre quelli che sono, che i conti devono quadrare e che si devono pagare stipendi e contributi prima di sognare.

Siamo abituati a squadre operaie che si devono sudare ogni partita come la terra ricca e operosa che le ospita. Adesso siamo 2-0 in una finale scudetto... noi siamo la Danimarca che si gioca la finale dell’Europeo di calcio. Siamo così abituati a stare con i piedi per terra che non siamo ancora nemmeno sicuri che ci sia concesso di sognare a voce alta. siamo un pubblico esigente che non concede amore incondizionato ma va conquistato. Siamo 3800 di queste storie ogni volta che si gioca, anche solo dentro il palazzo. Siamo al centro di un sogno bello grande e bello intenso... ricordatevene #Teamreggio durante le prossime due partite a Sassari. Siamo con voi. e non siamo pronti a svegliarci!

#totalmentedipendente

#ilovethisgame

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google