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Grissin Bon, il brogliaccio non si tocca. E' un amuleto del coach Menetti

Grissin Bon, il brogliaccio non si tocca. E' un amuleto del coach Menetti

Dalle merende tipiche reggiane alla disposizione fissa in conferenza stampa, la scaramanzia di Max Menetti e la simpatica amicizia con il micione Mimmo

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REGGIO EMILIA. Una lavagna che non si può cambiare, una serie di riti da confermare o cambiare in base ai risultati. Amicizie coltivate a tavola, fra buone chiacchiere e gatti talismani.

Tutta Italia, complice la visibilità donata dalla finale scudetto, conosce ormai la scaramanzia del coach Max Menetti. Forse figlia del suo primo grande maestro, Dado Lombardi, che consultava una chiromante prima delle gare e aveva collezionato decine di abitudini inscalfibili.

Gli occhi di tutti, ora, sono puntati sulla mitica lavagnetta “da battaglia” di Menetti, quella usata per disegnare schemi e strategie durante le pause di gioco. Oggi si trovano lavagne iper-tecnologiche e, soprattutto negli Usa, strumenti digitali. Ma il fascino antico è sicuramente più forte, e nel caso del coach reggiano si unisce alla fede nella tradizione: finché sarà in grado di accogliere i segni del pennarello, la lavagna sarà sempre al fianco di Menetti, e non verrà cambiata.

A lungo insostituibile è stato anche il gatto Mimmo, un bel micio “padrone di casa” della trattoria Cognento di Campagnola Emilia. Un locale sponsor e amico dei biancorossi che nell’anno della promozione in serie A ha ospitato la squadra a cena una volta a settimana. Cena in cui era tassativo il momento in compagnia del gatto Mimmo. Ma prima di una partita decisiva, il dramma: il micio non si trova e tutta la formazione si mette alla ricerca del talismano fino alle due del mattino, momento della sua ricomparsa.

E dopo la promozione, proprio Mimmo è stato uno dei primi a ricevere la visita dell’allora Trenkwalder al completo.

Questa passione per le abitudini e la cabala si allarga spesso e volentieri anche ai giornali che seguono Pallacanestro Reggiana, a volte in maniera molto gustosa. Dopo la salvezza dalla serie B, è diventata tradizione una merenda in compagnia all’inizio e alla fine del campionato a base di vino e salumi reggiani. A volte in palestra, a volte nella sede di I Love My Kitchen, altro sponsor, sempre segnata da chiacchiere, risate e scambi di salami e ciccioli fra i vari presenti. Pure le conferenze stampa di presentazione delle gare vivono di riti precisi, ad esempio nella disposizione dei cronisti attorno al coach che parla: ogni testata ha la sua “piazzola” da rispettare.

A lungo, poi, le conferenze dovevano iniziare con la medesima domanda, «Com’è andata la settimana?», posta dalla stessa persona. I successi ottenuti, con la partecipazione alle coppe europee e ai play off, e il conseguente aumento del ritmo delle gare, ha portato a un diradarsi dell’abitudine.

Nel“tempio” della squadra, il PalaBigi, vi sono poi precise indicazioni sulle panchine da utilizzare, sulla disposizione delle sedie e, in modo molto più sporadico, anche qualche rito scaramantico da officiare in privata sede. Solo credenze? Se si guardano questi quattro anni hanno funzionato a dovere. E non si deve mai cambiare quello che funziona. (a.a.)

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